#Penetralia #dy75

allerta
il tuo animo intensivo
di donarmi ogni giorno
la mia porzione di immortalità
un benestare di De Beers e Gran Mogol
perché se così non fosse
se il tuo rancore bruciasse la mia pelle
l’edera che ho dentro avvamperebbe
proteggendomi dai lampi
del disadorno dell’incuria

allerta
il bilico del mondo
potrei inciampare e farmi male
per raggiungere le labbra
che chiudi alla mia lingua
volesse il cielo ti si aprisse
una porticina piccola per le mie lacrime

mi percuoterà
la vita centrifuga
mi divertirà
la mia ricerca ossidrica
questa mia sete impavida
pazza di “sì”

 

#Penetralia #day71

è vero che un palmo di una mano
da solo non reca frastuono
ma frastorna ugualmente il mio amore
per l’attenzione che rivuoi su te
le preposizioni seguono
la scia del tuo prefumo
dritto come una didascalia
al plesso solare del mio innamorarmi

la diade non mi è mai piaciuta
eppure l’afferrabilità
delle tue guance
rinverdisce in me come tuono aspro
baritonale per sua ammissione
accanto a me il tuo fiato corto
diventa un cielo sconfinato

il cuore è in fondo alla corsa
lasciami raggiungere
a bracciate la tua essenza
a tentoni il tuo orgoglio
a balzi la tua dignità

 

#Penetralia #day70

il duodenario sottende
la mia tragica dipartita
o forse no, è solo un salto
un piegare arterie e femore
per incallirsi al sole

il dodici, s’intende
parla della nostra fratellanza
racconta dei nostri destini
uniti come un fiocco
sulla cima di un pensiero
legati come cima
che issa una bandiera

dodici fatiche erculee
dodici rintocchi all’alba
dodici volte ho detto tutto

a te, guardiano implacabile
dei misteri celesti
che mi guardi attonito
di quello sbigottimento immobile
che adoro aspirare in me

 

#Penetralia #day69

mi ecciti con totalità felina
un disco lanci in me vorace
inghiotto il tuo fiato aperto
al vento caldo dei tuoi desideri
dalla finestra delle agitazioni
si calano i vestiti più ingombranti
ci ritroviamo pronti
a lanciarci in pasto ai denti

sbranerai i miei lamenti
affogherai nei miei centimetri
di pelle già tua

non la rivoglio indietro

 

#Penetralia #day68 #poesia

come Demetra io

vorrei digiunare per nove notti
per raccontarti all’orecchio
che non ho niente più da dirti
quant’è salato un frutto
quando dentro
cela un’evocazione vivida
di un ricordo arso dal tempo

attraverso l’appetito
credo di arrivare alle spalline
della tua voce incantata
quel che vedo è l’irreale
un terrazzo sopra il compimento
il mio Yom Kippur è un bacio
la benda che cade al soffitto
il pavimento che penzola sul mio capo

#Penetralia #day67

 


come il dieci la mia vista
è un perenne ricominciare
un numero in globalità
per rammentarmi dei miei cerchi
dentro il tronco nascondo un messaggio
proviene dal dio delle piogge
sostiene che la trektys pitagorica
non spieghi le impurità del cuore
i recinti in cui l’anima si perde girovaga
errabonda come goccia su foglia
che rotola di sotto
con la sola forza del trascorrere

dentro ai tuoi occhi
l’invasione delle rane
dentro i miei anfibi
la grandine uccide i raccolti
accanto a me
le mosche velenose invadono
l’ombra della mia immaginazione:
domani sarà undici
o uno soltanto?

#Penetralia #day65

adoro danzare
attorno al perimetro della tua voce
una frequenza che mescola il fiato
ai flutti del mare
mi piace
ascoltarti senza interruzioni
nell’apnea che preferisco al respiro
per non offuscare nemmeno una virgola
dei discorsi che getti su me
come ali per schivare le pietre
del mondo incattivito
che ospita i tuoi occhi

la goccia
che generò il tuo oceano
è un incantevole sorgente
per rannicchiarmi gentile
al passo dei tuoi gesti
con l’apertura delle mani
con la morsa dei tuoi baci

suonami l’arpa
che strizza al cuore
l’occhio interiore
ti suonerò l’arpa
che accorda il silenzio
con gli starnuti del mondo

una melodia finita
meravigliosamente nostra

#Penetralia #day60

dal vento si alzano a lambirmi
le onde azzurre di un accordo
la musica latente al mondo
lo slalom segreto del divenire sogno
scavando la parete al giorno
che nitrisce alla bellezza
tutte le sue cartucce

la felicità, scrivitelo in fronte
è un post-it indigeno maculato
che attraversa mille fuochi
all’ultimo cerchio di ferma un momento
prima di nascere ancora
se l’invito a entrare dentro
la linea d’ombra dei tuoi passi
era un’illustrazione in demotico
perché non mi hai rassicurato subito
che i fonemi sarebbero stato altro
dal dolce cantico di un ermellino?

il mio viaggio non avrà portiere
la mia bocca non avrà sigilli
il tuo silenzio non avrà i miei sassi
per scagliarsi asciutto altrove

la musica, ricordatelo bene
è l’edera che vive in crescita
baciando sponda a sponda
il risvolto nuovo che l’attende

#Penetralia #day59

 

si vive per un’eco
lontana nell’animo
uno spago alla gola
per secernere bellezza
un ditale stretto al tempo
dove scivolare allegri
sorseggiando primavere

lungo gli zampilli di un oceano
fluttua interiore un moto azzurro
l’alba lo ricopre d’ombra
per non sciuparlo al giro eterno
le vertebre si contano dispari
l’abaco si riempie di prove
tra passi e giravolte osservo
che il cammino è adagio adagio
lo sbattere il mio gomito
contro le sbavature del giorno
e scoprire
che la morte era di cartongesso
l’amore il sacramento
l’unico concesso