Intervista al giornalista Lucas Pistilli

Intervistare Lucas Pistilli è stata un’esperienza davvero piacevole: cullati dalle onde del lago di Garda, il critico cinematografico di recente stato a Cannes, le nostre chiacchiere hanno toccato i temi più disparati, partendo da cosa significhi essere un giornalista sino ad arrivare alle realtà musicali del Brasile che stanno stravolgendo il modo di percepire la musica nel mondo. Ne è uscita una chiacchierata che mi auguro saprete godervi fino in fondo. Di seguito l’intervista su soundcloud e i relativi sottotitoli. Buona lettura.

 

 

Grazie mille, Lucas, di essere qui. Grazie per aver accettato il mio invito. Quando mi accingevo a scrivere l’intervista, all’inizio, non sapevo proprio da dove partire, perché ci sono davvero tante cose che mi piacerebbe chiederti . Quindi ho deciso di cominciare con una domanda basilare ma al contempo molto difficile: cosa significa essere un giornalista, per te?

Beh, credo si tratti di trovare qualcosa con cui ci si possa relazionare, e di cui tu possa scrivere, specialmente quando si tratta di arte, film, di commentare. Credo abbia a che fare con la ricerca di qualcosa che tu possa tradurre a un pubblico diverso. Principalmente si tratta di un lavoro di traduzione. Ci sono avvenimenti nel mondo che necessitano di un’opera traduttiva, o che hanno bisogno di toccare un pubblico diverso rispetto a quello che solitamente hanno. Dalla mia esperienza posso dirti che si tratta soprattutto di questo. Certamente, se tu chiedessi ad altri giornalisti che hanno lavorato in altri campi, la risposta che ti sentiresti dare sarebbe molto diversa. Se l’avessi chiesto a un giornalista investigativo ti avrebbe risposto ‘rimanere nascosto e raccontare quanto visto in incognito’, un giornalista sportivo ti avrebbe invece detto ‘ portare nella narrazione dello sport il lato umano della competizione’, quindi ogni persona proveniente da un ramo diverso del giornalismo ti racconterebbe un lato diverso della storia. Ma per quanto riguarda quello che ho fatto io, correlato com’è al mondo dell’arte, credo sia affiliato alla traduzione e alla diffusione di contenuto altrimenti poco accessibili.

Quando hai cominciato a pensare a questa carriera e come hai avuto l’opportunità, ad esempio, di cominciare a recensire film?

Beh, debbo ammettere che sono appassionato di cinema sin da quando ero un bambino, quindi è un interesse piuttosto vecchio – a pensarci – , ed ero così interessato all’argomento che avevo intenzione di studiare cinema, ma nel posto in cui vivevo non c’erano università che offrissero questo servizio, quindi pensai di farmi coinvolgere nel mondo della critica cinematografica proprio attraverso il giornalismo. E questo l’ho deciso quand’ero adolescente, avevo 16 anni e ho scelto quel determinato indirizzo universitario. E ti dirò che ho frequentato anche un altro corso, quello di legge, che ha reso l’intero percorso universitario più lungo. Ma quando sono entrato nel mondo del giornalismo, all’età di 23 anni, l’ambiente sociale in cui vivevo già conosceva le mie passioni e le mie conoscenze pregresse in materia, quindi mi diedero l’opportunità di farlo e io sono molto grato per quest’occasione. L’ho fatto per molti anni, lo faccio ancora adesso.

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro e quali sono i lati negativi?

C’è da dire una cosa riguardo il mestiere del giornalista: per certi versi, siamo scrittori su richiesta. E quindi penso che in qualità di persona che sta cercando di creare qualcosa di creativo – fosse anche un testo con una struttura solida – sia molto apprezzabile la possibilità di raggiungere i lettori. Anche se il feedaback è negativo, sia chiaro, anche se il pubblico non lo gradisce in toto, puoi sempre assistere a ogni rovescio della medaglia. L’importante è che le persone provino una reazione. Credo sia questa la parte migliore del mio lavoro. Vedere che le persone che sono intente a vivere la loro vita si fermano per un attimo a leggere quello che tu hai scritto. Per quanto riguarda ciò che non mi piace direi che alle volte bisogna confrontarsi con personalità che vorremmo intervistare, con delle storie che vorremmo raccontare e delle persone, nel mezzo, che ci ostacolano e che pensano che noi non siamo meritevoli di tutto ciò, trattandoci come se fossimo nulla. E questo può seriamente compromettere la tua giornata. Ma ci sono giorni e giorni, è parte del gioco.

Sei stato di recente al Festival del Cinema di Cannes, come definiresti quest’esperienza?

Oh, ok, dovrò metterci un sacco di sforzo per esprimere tutto questo. Sai, è così scontato dire che è stato un sogno diventato realtà, lo dicono tutti. E’ stato davvero appagante, in un mondo che non mi aspettavo. Non riuscivo veramente a credere che il ragazzino che aveva sognato Cannes e si era detto ‘mio Dio, un giorno sarò lì’ poi era lì sul serio. Ed essere stato lì ed essere stato in grado di aver fatto tutto quello che ho fatto è stato qualcosa che non dimenticherò mai. Quelli sono stati giorni completamente devoti al cinema. Tutto quello che importava erano i film, i registi, il duro lavoro fatto. Era questo. Non c’era nient’altro. Questo mi ha cambiato. E spero di tornare lì e di partecipare ad altri festival.

Scrivere è sempre stato associato alla creatività, anche quando si tratta semplicemente di esprimere un’opinione. E’ qualcosa di magico, in qualche modo, ti viene richiesto di essere il padre delle tue parole. Tu come ti relazioni a tutto questo nel tuo campo?

In realtà è complicato. Come dicevo prima siamo scrittori su richiesta, dopotutto. Ma devi capire che le nostre richieste , a seconda del campo in cui lavori, delle richieste che ti vengono fatte, delle scadenze… sono richieste piuttosto toste. Del tipo che ‘ok, devo essere creativo’, quando sentiamo che qualcosa di unico sta per uscire dalla nostra testa, ma ci sono molte altre cose che bisogna prendere in considerazione. Prima di tutto, il testo che scrivi non parla di te, deve parlare del soggetto. Tu non sei il soggetto. Puoi essere creativo, ma hai una scadenza, che pende su di te. Lo scopo principale è di diffondere l’informazione, non di mettere in mostra la tua creatività. Se riesci a soddisfare quest’aspettativa con creatività, ottimo. Ma se non ci riesci, devi concentrati maggiormente sul messaggio. E’ veramente importante ascoltare la propria sensazione e permettere al messaggio di diffondersi attraverso di te, indipendentemente dalla tua creatività. Se farai così, non sarai così prezioso a riguardo della tua scrittura. E quando scriverai qualcosa di veramente buono, fuori dalla media, sarà meraviglioso. Perché alla fine hai un lavoro da fare. Quindi portalo a termine. Se lo fai in una maniera meravigliosa, tanto meglio. E quando questo capita, ti senti così bene che dimentichi di tutte le volte in cui hai scritto un articolo frettolosamente, a causa delle scadenze,inviandolo quando sapevi già che avresti potuto fare di meglio. Ma il nostro lavoro è così, non abbiamo mai tempo a sufficienza, e cerchiamo sempre di fare il nostro meglio nel tempo che ci è dato a disposizione. Si tratta di compensare. Alcuni articoli varranno tutta la pena provata per la sensazione degli altri dieci articoli che pensavi fossero semplicemente ok, ma non eccezionali, ma che avevi dovuto inviare per come erano.

So per certo che hai scritto innumerevoli recensioni, ma sei anche stato dall’altra parte, dirigendo un corto dal titolo “Resgate”. Come ti sei sentito e cosa ci racconti a proposito di questa pellicola?

Resgate” in portoghese significa “salvare”. Questo è stato un corto sperimentale realizzato come progetto universitario, nello specifico per la disciplina di narrazione audiovisiva. Non l’ho mai mostrato ad una platea di un festival, quindi non posso parlare più di tanto di quelle che sono state le reazioni di un potenziale ‘pubblico’. Ma l’ho presentato come progetto del corso e in realtà non ho ricevuto una risposta così calorosa, in special modo dal coordinatore del progetto che supervisionava il tutto. Comprese l’idea di fondo, ma non la sua realizzazione e questo è normale quando si parla di film sperimentali. Ciò che ho provato quando ho notato questa reazione è stato che quello che avevo vissuto era stato uno sforzo collettivo (gli attori, le telecamere), certamente potevo fare (e lo posso tutt’ora) di meglio, ma l’ho presa nel migliore dei modi possibili. Dopo quest’esperienza ho iniziato a scrivere un altro corto di 20-25 minuti e sono il tipo di persona che scrive un pezzo della trama, poi lo accantona e poi torna a finirlo di volta in volta. L’ho quasi terminato! E proverò ad usare tutti i feedback ricevuti con il progetto precedente, e non sarò prezioso come non lo sono stato in “Resgate”, perché questo può davvero ostacolarti, piuttosto che aiutarti, quindi è bene attingere a tutti i consigli avuti e migliorarsi.

Concentriamoci un attimo sulla tua carriera, per un attimo, sin dal 2014 hai scritto per il giornale “A critica”, in Brasile, e al momento scrivi per “D-movies”,, una piattaforma alternativa che collega il grande pubblico europeo ai produttori di film attraverso una selezione particolare di film recensiti. Si vede che stai investendo su una carriera europea e quindi la domanda viene piuttosto in automatico: quali sono le principali differenze, in termini culturali, che hai incontrato tra le due diverse realtà?

Per essere chiari, non scrivo più per il giornale “A Critica” dall’inizio del 2017, quando ho deciso di intraprendere il mio viaggio in Europa. Ora continuo a scrivere per un sito web brasiliano chiamato “Cineset” e sto scrivendo anche per “D-movies”, come hai già detto tu (quest’ultima scritta in inglese, è un sito britannico). Devo confessarti che devo ancora essere maggiormente coinvolto nell’etica europea del lavoro. Non ho ancora trascorso del tempo a sufficienza per poterti raccontare. Posso parlarti che non c’è troppa differenza, per adesso: ottieni un testo, devi elaborarlo e hai un tempo di scadenza per realizzarlo. Per quanto riguarda questo, le realtà si somigliano tantissimo. Credo che entrare in un ambiente europeo, sedersi a un tavolo di lavoro con una redazione, dal punto di vista fisico… beh, dovrei richiamarti e dirtelo appena lo provo!

Parlando di cinema, sappiamo tutti che il grande schermo è il regno per eccellenza dell’irreale, pensi sia questa la ragione profonda per cui il cinema è un’arte tanto amata, come un’evasione dalla realtà? O pensi ci sia dell’altro ancora inespresso? Perché ci piace tanto il cinema?

E’ una domanda molto difficile, credo sia molto personale. Posso essere d’accordo che il cinema sia un luogo d’evasione, ma è anche un luogo in cui sognare. Un luogo in cui non si applicano le dure leggi della realtà. La realtà si dilata e diventa molte altre cose, in una sala cinematografica. Può riportarti a una dimensione che hai smarrito da tempo, o in una dimensione futura, un’immagine può avere un impatto profondo su te, ferendoti o donandoti una tale gioia! Non penso che ci sia qualcuno che possa negare che ci sia della magia in esso e se c’è della magia, perché mai non adorarlo?

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intendo continuare a scrivere. Magari venendo assunto da vari giornali europei. Sto anche cercando di inserirmi nel contesto della comunicazione d’impresa, che è qualcosa che i giornalisti stanno cercando di provare per uscire dalla newsroom. Il nostro campo sta cambiando un sacco e credo che alcuni di noi vogliano seriamente sperimentare dell’altro. E siccome ho passato tre anni, seppure meravigliosi, in una redazione di notizie, vorrei proprio provare qualcosa di nuovo.

Tu vieni dal Brasile e quando si cita il Brasile la prima cosa che viene in mente è la vostra devozione alla musica e la grande capacità di produrre generi innovativi e album eccezionali. Quindi ti chiederei di farci una lista di quattro nomi, contemporanei, di artisti che stanno influenzando la percezione della musica dei giorni nostri.

E’ dura. Partirei con Luisa Maita, questa ragazza di San Paolo, che è grandiosa. Ha avuto una carriera piuttosto duratura, ma il suo album più recente (Fio da memoria,ndr) è stato davvero un esperimento ostico pieno di suoni difficili che mi è davvero piaciuto e che ha promosso un cambiamento in Brasile. Mi piace molto Pablo Vittar, un artista che sta cercando di produrre brani molto catchy ed è veramente connesso alla comunità LGBT e sta cercando di trasferirla coraggiosamente nella scena mainstream.  C’è un duo, che viene sempre da San Paolo, chiamato No porn, ha un sacco di influenze techno e produce delle canzoni molto belle, che cercano di cambiare lo stato delle cose.

So che hai trascorso molto tempo in Italia e quindi mi piacerebbe chiederti: qual è il segno più profondo che questo paese ha lasciato in te?

Gli italiani e i brasiliani sono diversi. Ma ci sono molte cose che abbiamo in comune. Mi sento molto a casa, qui. Non so se continuerò a stare qui, dipende dalle offerte di lavoro che mi saranno fatte. Questo posto mi restituisce qualcosa che proviene dalla mia famiglia, che ha origini italiane e mi ricorda di alcune esperienze che ho avuto da bambino. Tutto ha senso, qui, mi sento abbracciato da questo ambiente.

Grazie per averci donato il tuo tempo, Lucas. E’ stato davvero un piacere per noi. Puoi farci un’ultima cortesia? Potresti salutarci in portoghese?

(questo lo dovete proprio ascoltare! 😀 )

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Penetralia formato podcast!

Il mio periodo “Penetralia” non poteva che terminare così, con una versione mini podcast che raggruppa i miei 11 componimenti preferiti intervallati da brani musicali e oscure evocazioni. Erano 77, le poesie, scegliere non è stato facile, ma è stato fisiologico creare questo viaggio sonoro (grazie alla piattaforma Soundcloud e agli artisti di Jamendo). Ho scritto una poesia al giorno per 77 giorni per leggermi dentro, perché era arrivato il momento di esplorare l’interiorità più a fondo, per coglierne il meglio (da conservare) e il peggio (su cui lavorare). E’ stato, lo confesso, un profondo esercizio contro la pigrizia, che in me si manifesta rendendomi un pedone nell’area nuvolosa del pianeta, sempre a gironzolare pensieroso ma in poche circostanze concreto e operosamente al lavoro su quanto fantasticato in precedenza. Ho abbracciato esoterismo, medicina alternativa, testi sacri, nuove lingue, nuove conoscenze, nuove abitudini, sono stato al Festival indigeno di Chiuduno (Qui il reportage, se vi va) e in tutto ciò sono davvero contento di averlo fatto per il piacere di farlo. Mi auguro abbiate la stessa curiosità nei confronti di “Penetralia” di quanta ne abbia avuto io per darle vita. Un abbraccio.

Decima (e ultima) puntata di Barcode

Cari naviganti, anche quest’altro viaggio è giunto alla sua degna conclusione!

Sono state dieci settimane intense, appassionanti, travolgenti: mettersi alla ricerca di tutto il meglio che sta avvenendo in questo mondo cinico e violento non è stata una passeggiata. Ma vi assicuro che è stato meraviglioso! Straordinariamente motivante e benevolo, perché ricordate sempre: non è vero che la realtà è solo quella che si vede. Se vedete soltanto violenza, vuol dire che state guardando dalla parte sbagliata. C’è tantissimo, in quest’angolo di Universo, che fa commuovere l’anima. Ho cercato di raccontarvelo mettendoci anche il mio, di cuore, e quello di artisti provenienti da oltre venti nazioni differenti. La mia versione di Barcode, programma musicale condotto a staffetta con Simone Pizzi e la scrittrice Barbara Favaro, ha proposto 150 brani tutti da ascoltare per la loro bellezza. Questo sentivo di fare, questo sentivo di dovervi donare. In attesa che la prossima avventura cominci… troverete su spreaker tutte le repliche, formato podcast, degli episodi andati in onda. Una buona occasione per lasciare entrare un po’ di positività dentro le vostre vite, no?

Un abbraccione, naviganti. Di seguito, oltre alla puntata, troverete la playlist.

1) “Altrove” – Morgan
2) “We are back” – LFO.
3) “The tale” – Meredith Monk, John Cage
4) “Immi Ruah” – Renato Zero
5) “Embassy”- Laurel Halo
6) “Becoming insane” – Infected Mushroom
7) “Rapatatumpa” – VINICIO CAPOSSELA
8) “Trema pure la città” – Rosmy
9) “It takes a fool to remain sane” – The Ark
10) “Hole to feed”- Depeche Mode
11) “Benzina Ogoshi” – Subsonica
12)”En e Xanax” – Samuele Bersani
13) “Boy Lillikoi” – Jónsi
14) “Uja” – Tanya Tagaq
15)”‘Till the end” – Yann Tiersen (official)
*Ghost track: “Hena” – Capitano Aldo

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Ottava puntata di Barcode

Naviganti,

ecco finalmente disponibile per la versione Podcast l’ottava puntata della trasmissione radiofonica Barcode, la musica col codice a barre, in staffetta con Barbara Favaro, voce del martedì sera. Il programma va in onda tutti i mercoledì sera dalle 22 circa su Runtimeradio.it e accompagna, nel caso del mio mercoledì sera, brani e notizie positive, come in un notiziario che abbia come unico scopo quello di farvi stare meglio dopo una brutta giornata. Non ci credete? Allora cliccate play di sotto e se vi piacciono le scelte musicali o le argomentazioni… sapete che leggo tutto più che volentieri. Scrivetemelo nei commenti. Un abbraccio.

Ed eccovi di seguito la mia playlist

1. “Stop the war”- Sonita Alizadeh
2. “Wenu Wenu”- Omar Souleyman
3. “Fighter” – Christina Aguilera
4. “I love you” – Woodkid
5. “Apocalypse” – Cigarettes After Sex
6. “Taranta” – Ludovico Einaudi
7. “Canção do Mar” – Dulce Pontes
8. “Il movimento del dare” – Fiorella Mannoia
9. “Spanish lesson” – Madonna
10. “A woman left lonely” – Janis Joplin
11. Time – Be a Bear
12. Floridada- Animal Collective
13. Cosa sono le nuvole – Domenico Modugno
14. Caravan Petrol – Renato Carosone
15. Warm in the winter – GLASS CANDY

Settima puntata di Barcode

Ehi, naviganti, qui di seguito potrete ascoltare in formato podcast la replica della settima puntata della trasmissione radiofonica che orgogliosamente conduco ogni mercoledì sera, dalle 22, su runtimeradio.it: Barcode. Buon viaggio… di seguito, gustatevi la playlist dei brani passati per voi e fatemi sapere, nei commenti, cosa ne pensate.

Ed eccovi la #playlist della puntata di mercoledì sera! Non perdete l’appuntamento, questa sera, dalle 22.20 circa, con la mia nuova puntata di Barcode. A presto, Capitano Aldo :*

1. “Via di qua” – ROBERTA GIALLO
2. “Spring” – Max Richter
3. “Orientamento” – Alice (Carla Bissi)
4. “Mess around” – Ray Charles
5. “Ævintýr” – sóley
6. “Kaval sviri” – Joseph LoDuca – Composer
7. “Chasing kites” – IAMWHOIAM
8. mashup “Sex machine” (James Brown) e Whole lotta love (Led Zeppelin)
9. “Musiche di scena” – Amedeo Minghi
10. “Aita Semeak” – Celtas Cortos
11. “Chain gang” – Art Of Noise
12. “Gagarin” – Claudio Baglioni
13. “I was an eagle” – Laura Marling
14. “Rainbow” – Joan Thiele
15. “A little chaos” – Peter Gregson (OST)

Sesta puntata di Barcode

Naviganti, qui di seguito potrete ascoltare la replica in formato podcast della trasmissione radiofonica di cui sono conduttore, Barcode – la musica col codice a barre, show che va in onda tutti i mercoledì sera dalle 22 circa come parte del palinsesto del contenitore multimediale Runtimeradio.it Di seguito trovate anche la mia playlist, vi invito a donarmi i vostri preziosi commenti. Un abbraccione, il Capitano.

“Comme elle vient” – Noir Désir
“Fontaine de lait” – Camille
“In my heart” – Moby
“Tequila” – The Champs Tequila
“Jesce sole” – Nino D’Angelo
“Over my shoulder” – MIKA
“Laughing” – R.E.M.
“Reverie” – Arca
“Chameleon” – Elisa
“A quiet life” – Teho Teardo& Blixa Bargeld
“Clocks” – Coldplay (versione salsa)
“Jungle drum” – Emiliana Torrini
“The telephone call” – Kraftwerk
“Arto” – System of a Down
“The last resort” – Eagles

Quinta puntata di Barcode

La  quinta puntata di Barcode, la #trasmissione radiofonica in staffetta con Simone Pizzi e Barbara Favaro la potete ascoltare di seguito. Non perdetevi l’appuntamento con questo show unico a tre voci, in onda ogni settimana dal lunedì al mercoledì, dalle 22 in poi su www.runtimeradio.it, condotto rispettivamente da Simone Pizzi, Barbara Favaro e il sottoscritto Capitano Aldo

Ed eccovi fornita la playlist… fatemi sapere cosa ne pensate delle scelte, lasciando un ‘mipiace’ sulla pagina facebook ufficiale. Un abbraccio, naviganti

“Via Medina” – Pino Daniele
“Ojos asì” – Shakira (Mirage remix)
“Tema” – Ligabue
” Io chi sono” – Milva(cover di Franco Battiato)
“Mariella” – Kate Nash
“Dear mr President” – P!nk
“Try” – Nelly Furtado (Kronos Quartet remix)
“Before tomorrow comes” – Alter Bridge
“Flash without blood” – Grimes
“An end has a start” – Editors
“Gli spietati” – Baustelle
“Rano Pano” – Mogwai
“Humain a l’eau”- Stromae
“Silence & I” – The Alan Parsons Project
“Dancing barefoot” – Patti Smith

(Capitano Aldo)

Quarta puntata di Barcode

Naviganti, qui di sotto potrete trovare la quarta puntata del programma radiofonico Barcode, la musica col codice a barre, trasmissione a staffetta che va in onda ogni settimana dal lunedì al mercoledì sera in compagnia di Simone Pizzi (il lunedì sera), Barbara Favaro (il martedì sera) e il sottoscritto (il mercoledì sera). Non perdetevi il prossimo appuntamento: mercoledì dalle 22, su www.runtimeradio.it Intanto, gustatevi la puntata e commentate la playlist. Piaciute le scelte? E gli argomenti? Sono tutt’orecchi. Un abbraccio, il Capitano

 

“Dhoondo ge agar mulkon mulkon” – Abida Parveen
“Bu sevgi” – Sevara Nazarkhan
“Pesi e misure” – Anna Oxa
“15” – Marilyn Manson
“Anello mancante” di Carmen Consoli
“Rafstraumur” – Sigur Rós
“I can’t give everything away” David Bowie
“You wouldn’t like me” Tegan and Sara
“Here I come” CocoRosie
“The zephyr’s song” Red Hot Chili Peppers
“Girlfriend” The Darkness
“England” The National
“Crossfire” Brandon Flowers
“Carol Kaye” Laura Veirs
“Philadelphia” Neil Young

(Capitano Aldo)

Terzo episodio di Barcode

Naviganti, qui sotto, cliccando sulla barra del player, potrete riascoltare la terza puntata di Barcode, il nuovo podcast condotto a staffetta con Simone Pizzi (il lunedì sera), Barbara Favaro (il martedì sera) e da me il mercoledì sera, sempre dalle 22, su www.runtimeradio.it, la radio non solo geek.

Quest’espisodio è stato interamento dedicato alle Donne, e la playlist è tutta al femminile. Fatemi sapere cosa ne pensate e se vi va, passate a trovarci sulla pagina ufficiale: troverete ogni giorno consigli musicali, video, approfondimenti e potrete discuterne con noi, diretti interessati. Chiacchierare di musica, del resto, è sempre un piacere. O sbaglio?

“Ider inek internet” – Sainkho Namtchylak
” Peach plum pear” – Joanna Newsom (Noah23’s remix)
“Baby’s insane” – Diamanda Galás
“Moro perché non moro” – GIUNI RUSSO
“Yes, sir” – Nina Hagen
“You’ve got the love” – The Retrosettes (Florence + The Machine‘s cover)
“The letter” – Natalie Merchant
“Ispagna” – Ambra Pintore
“Parentesi” – Meg
“La pelle dell’orso” – Loredana Bertè
“Sacrifice” – Anouk
“God rest you merry Gentlemen” – Antonella Ruggiero
“Quiet times” – Dido
“You were always on my mind” – Brenda Lee
” Pluto”- Björk

A presto 😉 (Capitano Aldo)