Tutto parla

“Tutto parla…”, dico a mezza voce aprendo la porta sulla luna e sulla Casa Albergo di fronte a un centinaio di metri e vedendo che sulla scalinata, lo scivolo del garage, la cima della muraglia non c’è un filo di brina. “Tutto…”, vorrei non dico gridarlo ma pronunciarlo con voce normale, “Tutto parla…”, invece mi è venuto fuori ancor più fioco di prima. Vivere sarà pure un vizio da verme solitario che si autofagocita ma quanto me lo godo, si vive così bene nella noia della vita che non cessa mai, che piacere sofisticato tirar tardi senza scopo, che iniziazione infinita quella del vivere, alla fine sarà come per mia madre novantatreenne che non voleva morire d’estate se no avrebbe mancato l’uva regina di settembre, e neanche d’inverno se no si sarebbe persa i cachi ragno, a marzo neanche a parlarne per via della frittata coi loertis, e proprio a maggio con le ciliegie e tra giugno e luglio con i duroni bianchi, oggi introvabili e forse estinti, sarebbe stato un delitto…

Tratto da L’altra mammella delle vacche amiche di Aldo Busi 

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