Dekreviews#6 “Harry Potter, la maledizione dell’erede” di J.K.Rowling/Jack Thorne

Opera teatrale in due atti di Jack Thorne, su soggetto di J.K.Rowling, “Harry Potter e la maledizione dell’erede” è una sceneggiatura che aveva sulle spalle il peso granitico di portare avanti una tradizione oramai scalfita nella letteratura, un ingratissimo compito che è sfuggito completamente dal controllo creativo, creando una storiella a tratti banale a tratti poco più che decente per preadolescenti. Non convincono i personaggi, ombre dei loro predecessori nei loro difettacci (Severus che ricorda il padre, Scorpius che s’identifica nella madre), le ambientazioni impazzite – complice l’idea poco vincente di basare tutto l’espediente narrativo su ciò che potrebbe essere stato e che non è, e non riesce a sembrare- e nemmeno i dialoghi, punto forte della Rowling dagli esordi, sorreggono il peso di una scrittura che non si volatilizzi presto. Se nessuno ricordasse di essere salito a bordo dell’Hogwarts Express, la sceneggiatura in questione potrebbe inserirsi perfettamente in quella del Battello a Vapore, con tutti gli altri meriti del caso. Ma per questa volta, una scelta sconsiderata e imperdonabile a pari merito con una qualsiasi delle maledizioni senza ritorno va fatta: dimenticare che i nostri beniamini siano invecchiati, e lasciare nella nostra immaginazione tutt’altro futuro per gli eroi e le vicende della saga. Mai come in questo caso vorremmo disporre di una giratempo. 4

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