Scrivere lettere

Scrivere lettere è sempre stata una forte passione, un mio esercizio personale per misurare e scandire le fasi della mia vita, per confidarmi a me stesso nel cerchio concentrico più grande di una corrispondenza con l’altro. Se avessi avuto qualche anima più generosa nel rispondermi, probabilmente avrei continuato a inviare, spedire e ad attendere impaziente accanto alla cassetta della posta. Ma si sa che investire nel linguaggio è ormai un delirio talmente palese che rimane a questo punto un mio capriccio, quello di inviare lettere per il piacere di investigare a fondo su uno stato di salute o su un progredire di stagioni. Una tristezza che si tinge di consapevolezza nell’elaborare un pensiero chiaro: se non mi scrivono gli altri, la scrittura proseguiurà da sé. Inarrestabile.

Ah, a proposito: ho ultimato la lettura delle corrispondenze di Oriana Fallaci. Era dai tempi di quelle di Sylvia Plath che non mi entusiasmavo tanto. Per certi versi, infiltrarsi nelle vite degli altri è un modo piacevole per trascorrere il proprio vissuto. Sempre che a farla da padroni siano il rispetto e una prodigiosa curiosità.

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Un pensiero su “Scrivere lettere

  1. Giusta riflessione e considerazione la tua Aldo, che sottoscrivo e condivido. Lo scrivere è un investimento che, in certe situazioni, momenti e luoghi, soprattutto nelle relazioni sociali e interpersonali, non rende più o per lo meno molto poco. Non rende forse neanche la soddisfazione individuale di farlo, oltre che non animare più come un tempo le reazioni umane, nemmeno le più minime ed elementari. Oggi non ci si sofferma più, se non raramente, a leggere un testo, un articolo, un libro, un commento, sembra non esserci più il tempo o i motivi per farlo. Adesso non c’è più nemmeno la soddisfazione o il piacere, se pur minimo, di sentire il fluire morbido e liquido dell’inchiostro che accarezza lo scrocchiare lieve del foglio di carta. Oggi le parole non si scrivono più, si battono sulle tastiere dei pc, si battono stando in piedi come i cavalli o gli asini, sui display dei tablet, degli smartphone e dei cellulari. In questa età contemporanea delle comunicazioni, cosiddetta avanzata e multi mediale si scrive e si legge (male peraltro) distrattamente, di fretta, camminando, parlando con altri, mangiando, guidando, lo si fa sempre, o comunque spesso, in un modo superficiale, veloce, distratto, raffazzonato, posticcio, provvisorio, momentaneo ecc…Il risultato che ne esce è un linguaggio sempre più povero, scorretto, mediocre, banale che sempre più influisce ed influenza anche gli animi, le menti, i sentimenti e i comportamenti umani. Io non sono contro la modernità, l’evoluzione ed il progresso a patto che queste cosiddette conquiste siano veramente tali e non nuovo imbarbarimento, impoverimento, ritorno al primitivismo, esaltazione della mediocrità, della povertà espressiva, della stupidità dei luoghi comuni, dei pregiudizi e dell’indifferenza. Preferirei una società veramente avanzata un po’ meno superficiale, conformista, standardizzata e anche, se permettete l’espressione, un po’ meno idiota e che sapesse conservare e far crescere il gusto del dialogo, delle relazioni e naturalmente del saper leggere e scrivere per impossessarsi nuovamente e veramente delle emozioni, dei sentimenti e di un’umanità più vera, dignitosa ed etica che rischia sempre più di perdersi.

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