La paura di non avere più un libro da leggere

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E’ vero, mi capita spessissimo: ho timore di non avere a disposizione un libro da leggere nell’immediato. Come farei, mi chiedo. A chi chiederei? E’ una vita che rifiuto consigli di lettura. Questo per un vecchio e comprovato teorema: se accettassi consigli su un libro da leggere , dovrei accettare di dover far l’amore con una persona scelta da qualcuno non indicato da me. Perché per me non è mai stato nulla di diverso, inoltrarmi tra le pagine di un libro. Di un romanzo, di un saggio, di un’antologia, insomma: di un ammasso di pagine piene di senso che sappiano farmi attraversare la selva dell’ignoranza uscendone un po’ più rischiarato. Un abbraccio di sensi e di intelligenze, raggomitolati nel palpito di un’avventura dalla quale si esce scossi, un po’ rimbambiti, un po’ sazi, un po’ fieri. I libri si consigliano per ripercorrerli, raramente si possono affidare a qualceduno che non senta l’esigenza di incappare in quella lettura. Sarebbe oltraggioso, noioso e letale per la riuscita della lettura stessa. Uno sfregio al piacere (così intenso da far tremare il cuore) di leggere.

Leggo, sì, senz’alcun obbligo di sorta. D’altra parte, se per me leggere è svestirsi dell’oscurità con cui si parte al principio per esporsi alla luce dei fonemi che di volta in volta si incontrano, come potrei trasportare in braccio obblighi e  profezia guida? Sono randagio, per indole e un po’ per autoeducazione. Non avendo mai avuto nessuno attorno a me che si gettasse nella lettura come  un estuario si getta nel mare, ho imparato sulla mia pelle quanto una lettura possa cambiare il corso degli eventi. Attingere alle risorse primordiali per ricostruire un tragitto dapprima inconcluso. Quanto possa risanare o indicare, senza che questo ci venga imposto , oppure tramortire, ferire, rosvesciare vecchie certezze e solide convizioni. In alcune letture ci si casca, spesso per caso, attratti da una copertina o da un aforisma. Ma guai a tradire la bellezza di un libro raccogliendo l’obbligo di qualcuno. A scuola, nei mesi in cui bisognava recensire un libro indicato dall’insegnante, io tribulavo dentro di me alla ricerca di una scappatoia per non doverlo leggere. Per ribellione, per schifo, per insolenza doverosa verso il libro stesso. Per questione di dignità, perché non si può leggere Elsa Morante con lo stesso entusiasmo che si avrebbe di fronte a un’equazione da risolvere. Non ha senso, non aiuta nessuno, non induce alcun pensiero,mortifica ogni riflessione.

Non capisco i pentiti, i meravigliati. Anche se la lettura fosse meravigliosa, essersi trascinati il peso di un obbligo o la forzatura di doverne evidenziare alcuni aspetti di cui magari non si sentiva l’esigenza a dispetto di altri più aderenti alla proprio curiosità vanificherebbe tutta la bellezza dell’avventura fatta.

Ma torniamo a noi: ho paura di rimanere a mani vuote, con una scrivania che attenda un nuovo salto nel buio da parte mia, una nuova ispezione a Diagon Alley senza che vi sia il supporto, il motore magico, l’incantesimo pronto a riversarsi nell’aria. E’ per questo, che tengo in piedi due librerie: una per le letture già attraversate e l’altra per quelle a venire. E vi assicuro che mi piace molto di più rimepire quella futura. Mi tranquillizza, mi accosta alla serenità con più circospezione, mi riappacifica con il mio istinto di consumare tutto e subito. A volte Fossati ha ragione, anche se a metà: C’è tempo, domani…

 

Siete abibliofobici anche voi?

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3 pensieri su “La paura di non avere più un libro da leggere

  1. Condivisibile con riserva. Condivido il tuo scetticismo a leggere libri consigliati da altri (dipende però e comunque da chi sono gli altri), sarebbe come flirtare non con la tua donna ma con quella consigliata o imprestata da un amico, magari senza neanche sentire il parere della donna, un appuntamento e un incontro al buio o nella nebbia, tuttavia si può sempre tenere in considerazione l’invito o l’offerta, non si sa mai, a volte sottovalutiamo ciò che la sorte o il caso ci offrono. A me questo succede con il cinema, con i film. Qualcuno mi dice: “vai a vedere quel film, è bellissimo”, io ci vado e lo trovo immancabilmente deludente, qualcun altro mi consiglia: “non andare a vedere quel film perchè è brutto”, io invece ci vado in quanto secondo me merita e ci indovino, lo trovo magari bellissimo. Ecco, succede un po’ così. Però ti consiglierei di vagliare bene le proposte soprattutto se ti vengono suggerite da qualcuno che ha più esperienza e capacità o qualità. In questo caso gli insegnanti o più semplicemente qualcuno più maturo e più preparato di te o solamente più addentro alle vicende letterarie, culturali ed esistenziali, potrebbe avere qualche marcia in più e se ti consigliano un libro potrebbero anche avere ragione. Quando si è giovani si ha il fuoco dentro ma troppo spesso questa fiamma rischia di bruciare anche ciò che non andrebbe bruciato. Riflettere prego.

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  2. Ovviamente, la mia, era più una provocazione divertita che non un imperativo che mi impongo. Fatto sta, però, che quei consigli che non troppo velatamente, in ambito scolastico, diventano obblighi, finiscono col generare molta frustrazione, fosse anche solo nell’approccio alla lettura. Non è vero che “male che vada si legge un buon libro”, perché non tutti avvertiamo le stesse esigenze. Non tutti vogliamo leggere Manzoni, anche se è stato un gigante. Magari vogliamo Pennac, magari vogliamo Paul Auster. Essere più addentro alla letteratura non significa per forza che altri vogliano entrarvi allo stesso modo o nello stesso momento. Dopodichè, ripeto, la mia era una boutade, così come l’abibliofobia. Riflettere… quello sempre, sai che amo farlo.

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