Affezionarsi a un LP

Mi capita spessissimo, di affezionarmi a un LP. Di ascoltarlo molte volte, di diventarne così sazio da lasciarlo poi per anni e anni nello scaffale dei ricordi, pronto ad adagiarsi, lentamente, alla criniera alata dell’immortalità. Uno di questi album che convivono con me ormai nota per nota, stacco per stacco e traccia dopo traccia, è proprio Sugaring season di Beth Orton. Un disco che omaggia il folk e le radici della Terra degli Angli inserendo nei suoi passaggi un sapore terribilmente efficace d’universalità. Per dirci, se vogliamo lasciare correre le similitudini, le melodie soffici su cui la voce fiabesca di Beth si arrampica e alle quali si intreccia come edera rampicante ricordano le trame dei racconti di Haruki Murakami, e per avvicinarli nel reale dovremmo tracciare una linea immaginaria dall’Inghilterra al Giappone. Una bella distanza, caspita!

Questo disco arrivò per la cantautrice dopo ben sei anni di silenzio ufficiale, ma credo molti di più di ascolto non ufficiale, nei quali a detta dell’artista molto era stato frequentato in quel senso, molto studio era stato effettuato nella direzione della chitarra acustica. I violini e l’elettronica, dopotutto, bisogna saperli fare andare d’accordo, sono come i fratelli maschi: litigano da sembrare antipodi, se non educati alla vicendevole compassione, alla mutua riconoscenza che si devono. Beth ha sempre macinato molto bene l’elettronica, i suoni caustici, le chiusure e l’ermetismo. Sono sempre state strade che le hanno permesso di raggiungere una posizione di profondo rispetto. Con questo disco, nel 2012, uscì da un lungo tunnel abitato e produsse quello che potremmo tradurre in immagini come un gran respiro di sollievo, uno sbuffetto, un sorriso interiore prima di tornare di nuovo nella sua tana, stavolta invitandoci ad entrare. E’ l’omogeinità di questo disco, a stregarmi tremendamente, la possibilità di poterlo ascoltare dall’inizio alla fine senza sentire ostruzioni o brani da skippare. E’ come passeggiare, inoltrarsi per il sogno lucido delle proprie distensioni. Una meraviglia, una perla rara. Ascoltatelo.

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