La giusta gratitudine

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L’impressione di un tornado che mi avrebbe travolto. Ecco a cosa pensai quando ti vidi per la prima, primissima volta. La sensazione che tu avresti cambiato lo stato delle cose, riassestandomi, dissestandomi, dissetandomi. Avvertii quel brivido alla colonna vertebrale che si prova un attimo prima di affrontare una discesa quando si è sopra una montagna russa. Quell’istante lì, quando si è certi di un destino sicuro ma sono ancora ignote le dinamiche. Quel gigantesco vuoto che innesca un’esplosione destinata ad avverare una premonizione che già sentivo mia. A marzo del 2014, prima di avventurarmi come ragazzo alla pari in Inghilterra, io l’avevo scritto alla mia migliore amica, in una lettera; le avevo dichiarato che ero perfettamente al corrente che in Inghilterra avrei avuto un appuntamento fondamentale con il destino. Lo sapevo, non nutrivo alcun dubbio a riguardo. Non so dirti perché, sai benissimo quanto io mi sforzi di non lasciarmi andare all’occulto e al paranormale, agli esoterismi e alle credulonerie, ma era lì davanti a me, completamente immobile a fissare tutto il mio animo illuminista, fiero, impiegabile. Il mio animo aveva annusato il tuo arrivo con inconfutabile preavviso e il mio cuore, forse, si era disposto a scacchiera per preparargli il più fertile dei terreni. Le circostanze, lo stesso. Quando ti incontrai vivevo in Inghilterra da tre settimane, quasi un mese. E da quasi un mese pativo le angherie della famiglia ospitante presso la quale lavoravo: soprusi che ti ho sempre confessato a metà perché la metà è quel che basta per non annerire i cuori altrui e offuscarli con desideri di vendetta e rinnovamenti di rancore. Ma resta quello che è stato e che era con regolarità: digiuni protratti e una solitudine violenta, apatica, spossante. Un isolamento esiliante che mi aveva portato a scrivere ossessivamente alla mia famiglia decine di lettere, alcune mai arrivate a destinazione. Un isolamento che mi portò presto ad iscrivermi ad una chat per omosessuali della zona di Cambridge che cominciai presto a monitorare con maniacale tempismo: c’era qualche spunta rosa a segnalarmi messaggi? Qualcuno aveva visitato il mio profilo? Qualcuno si era degnato di leggere la sommaria intestazione che avevo scritto? E in breve tempo, vista la solita curiosità degli inizi, i messaggi arrivarono grandinando. Ragazzi, uomini, qualche anziano, qualcuno di troppo giovane che aveva eluso i controlli restrittivi della sorveglianza del sito, troppe anime che si raggranellavano sotto la bandiera della mia incredulità. E dopo qualche lusinga e qualche invito esplicito io mi presi il mio diritto alla sperimentazione e uscii con uno di quei ragazzi. No, purtroppo non eri tu: fossi stato tu dai primi attimi non avrei sprecato tutto quel tempo a rincorrere bagliori che si disperdevano nel nero pece della notte come fanali danneggiati di automobili in corsa. Fu un’esperienza tragicomica, come ti raccontai in seguito, una violenza che mi regalai per riscattarne delle altre e per tacitare quell’appetito sessuale che mi stava divorando, ma che non servì affatto a colmare la rigidità di quella voragine al petto che sentivo. Ma chi avrebbe potuto ricordarsi di quella sensazione avvertita prima della partenza proprio al sopraggiungere del tuo messaggio? Chi? Io, impegnato come ero a ricucire tutti i pezzi del mio mosaico in frantumi? Il destino si compì ugualmente, fregandosene della mia razionalità a sprazzi, al mio cervello impegnato in trincea contro i suoi stessi avvertimenti alati. Mi scrivesti tu per primo, ricordi? Quel messaggio così ingenuo che lasciava presagire tutte le tue dolci intenzioni, lo rammenti sul serio? “Hey, io amo leggere e scrivo poesia tutta mia, ti va di chiacchierare?”

Da quella data sono trascorsi 513 giorni e un numero spropositato di ore vissute a spezzoni, dimezzate o doppiate dai fusi orari percorsi per incontrarci. Oggi come ieri, il mio abbraccio è la collana apotropaica che mi auguro possa proteggerti dalle brutture del mondo. Alla via del cuore si va sempre dritti. Love you, foxie. Grazie di cuore.

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