Una playlist per star bene

 

Prendersi cura di sé non è affato cosa da poco: spesso si presuma sia tutto limitato ad un semplice assentarsi di malattie o sovraccarichi di impegni. Non è così: la vita va vissuta nel pieno delle proprie forze e delle proprie ambizioni, per assicurarsi sempre di essere nello zenit di se stessi. Come vedete, naviganti, ho ripreso a non mancare l’appuntamento con ciò che amo di più, che è la scrittura e stavolta manterrò la parola. Mi è troppo caro il lasciar correre le parole sulla carta come biglie che rotolano sulla sabbia. E dunque, pezzo dopo pezzo, frammento dopo frammento del  mio mondo saranno condivisi con voi, creature speciali che posate le vostre pupille su queste righe. Questa giornata non potrebbe concludersi, se non vi consigliassi della buona musica per addolcire ogni molecola del vostro ingranaggio e farvi stare semplicemente bene (e ora ci siamo intesi su cosa voglia dire).

 

Ci sono nomi straordinari e nomi che probabilmente dovete rispolverare dalla cantina della vostra memoria e/o esperienza pregressa. In apertura abbiamo una straordinaria Cyndi Lauper alle prese con uno degli album più soffici della sua carriera. At last vede l’ugola straordinaria cimentarsi con alcuni classici senza tempo, ma come sempre una voce nata per fendere gli spigoli dell’oscurità sa inerpicarsi sopra qualsiasi masso sporgente verso le mete più inarrivabili,c’è poco da fare. A seguire vi consiglio un classico di Nino D’angelo, Jesce sole, una meravigliosa esortazione alla natura piena di speranza. Il sole è l’insieme di belle cose che ci si augura sempre possano accadere e questa canzone, quasi un’epopea della canzone partenopea d’autore, è un apostrofo tra la disperazione e il sollievo, tratti tipici di un popolo che da sempre vive la contraddizione di vivere in un Paradiso che va in fiamme. E non parlo tanto per, ve lo assicuro: mia madre è casertana, ho trascorso tutte le mie estati d’infanzia nel meridione e lo conservo nel cuore. Questa canzone l’ho sentita diverse volte canticchiare in macchina, quando ancora le cassette ululavano dallo stereo e i finestrini erano i vasi comunicanti tra persone con sentimenti troppo ingombranti per camminare in solitaria.

Il viaggio prosegue con un’eroina della musica, la straordinaria Alanis Morissette, alle prese con una problematica pesante come quella del testo di Mary Jane, tratto dal suo esordio scintillante Jagged little pill, che la portò dalla sua cameretta agli stadi del mondo, non senza ripercussioni psicologiche. Il testo, che vi lascio tradurre senza rovinarvi alcuna sorpresa, narra di una situazione ancora attuale e difficile da gestire, con la solita spontaneità testuale che è diventata inevitabilmente negli anni marchio di fabbrica della cantautrice canadese.

Un po’ di leggerezza ce la regalano i Tribalistas con la loro hit di parecchie estati fa  Já Sei Namorar, un brano leggero per una band fuggitiva che non è riuscita a imporsi più a lungo di un tormentone. Pazienza, la vita è fatta anche di questo, no? Di attimi brevi, intensi e sfumati nel tempo.

Per risanare ancor meglio il nostro spirito ce ne andiamo in Oriente, a lasciarci ammaliare dai tappeti sonori dell’India, con la traccia Lagi Lagi Milan Dhun, un brano possente che è anche colonna sonora, e che non si differenzia troppo dalle sferzate gloriose di compositori come Hans Zimmer (che vanno amati finché in vita). Uno stacco ancora ce lo dona un Battiato inedito, nella veste che preferisco in assoluto, quella elettronica. Il Joe patti’s experiment group è stato un esperimento pieno di audacia (ma vabbé, eravamo più che abituati a queste bizzarrie riuscite) e bellezza di assestamento. Assestamento perché gli episodi assemblati in quella circostanza erano code o intro di canzoni che avevamo già imparato ad amare, qui rivitalizzate in una centralità che suona, e non lo dico a casaccio, mistica. Questo brano in particolare, Leoncavallo, crea un’ambientazione alla Moby che è davvero ad effetto.

E come si potrebbe concludere il viaggio se non con la spensieratezza dei Walk off the Earthband canadese che si è sudata il successo con il sorriso sulle labbra di chi per la musica nutre una vocazione bambina tutt’ora indomabile? Loro sono formidabili, lasciateli entrare nel cuore, vedrete che ricambieranno al meglio la loro ospitalità.

 

Ora tocca a voi, consigliarmi della buona musica. Coraggio… non mi deludete!

 

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4 pensieri su “Una playlist per star bene

  1. Rieccomi! Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 proprio di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Cosa ne pensi della mia esperienza?

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    • Trovo sia stata un’esperienza di tutto rispetto e onestamente mi rallegro sia stata tanto consistente! Il buon Franco ebbi la fortuna di ascoltarlo anch’io, ma solamente nella cornice di una conferenza all’epoca del suo disco con Anohni. Era un incontro organizzato alla Fnac di Milano e mi passò di fianco per accedere alla seggiola tenuta riservata per lui, accanto a quella del giornalista Mangiarotti (sempre si scriva così). Fu laconico come al suo solito, il suo fu un “Buonasera” di buona educazione che davanti al mio sorriso, però, era già moltissimo. Viva Battiato, viva la buona Musica!

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