Dekreviews#4 “Che la festa cominci” di Niccolò Ammaniti

 

Prima che La grande Bellezza di Sorrentino spopolasse nelle sale cinematografiche, ottenendo il meritato successo che ha avuto ad oltranza, Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti (Einaudi, 2009) aveva già raffigurato la società romana nei suoi tarli e nelle sue mancate virtù. Il romanzo in questione, scritto al solito con scioltezza, ironia e profonda spiritualità tra le righe, parla direttamente all’acume sepolto, fantasmagorico a celarsi tra la descrizione della festa del secolo e la full immersion nelle disperate dinamiche di gruppo (settarie, di coppia, sociali), quello del lettore in agguato che deve decifrare il rebus della banalità per scoprirne il significato più inabissato. Ammaniti ha uno sguardo cinematografico che non lascia nulla al caso, impreziosendo attimo dopo attimo una sceneggiatura originale e drammatica nella sua tragicomicità. Se nell’Apocalisse giovanneo il monito era quello di non togliere nulla dalle parole profetiche annunciate, per non ritrovarsi esclusi dall’albero della vita, qui il messaggio è più semplice, dopo il monumentale costrutto: i cerimoniali terminano sempre nella nudità delle proprie coscienze, la fine del tutto sta nell’arroganza di crederlo eterno. 8/10

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