Pillole 1×05: pensiero sul concerto di Levante (27/08/2015)

Il Capitano estasiato

Il Capitano estasiato

Un concerto di Levante io lo attendevo da tempo: quella voce trivellatrice e quella presenza scenica già evinte dai video guardati fino allo sfinimento online suggerivano che la ragazza in questione avesse benzina al posto del sangue a ribollire nel suo corpo. E non mi ha sorpreso dunque, nemmeno a me stesso, che
la sua ospitata a Festa Radio Onda d’urto abbia voluto dire automaticamente Sii presente, goditi l’attimo eterno di Bellezza. Così ho fatto, senza farmelo ripetere più di una volta. E sapete, ho incontrato un’artista che mi ha saputo coinvolgere ancora di più, e mai consonante sarebbe più appropriata: sono stato s-convolto. Dalla potenza della sua voce che picchietta verso l’alto come un’acquila che si erige in volo, dal suo scatenarsi sul palco come una baccante che  ha appena assunto l’innominabile, dalla sua semplicità vulcaniana e presente, soprattutto a se stessa. E’ stato meraviglioso notare quanto sia stata in grado di costruire una scaletta che non contemplasse in sè l’autocommiserazione o l’autoglorificazione: è rimasta ancorata al suo percorso e ha mostrato ogni  sfumatura possibile, come fanno i giganti della Musica.
Non c’è alcun dubbio che lei gigantessa lo sia già, ma nel dubbio che la vita si insinui beffarda a ritardare il tutto (mi auguro non ritardi l’audience numeroso accorso per supportarla) le voglio rivolgere il più profondo degli auguri: che resti sempre se stessa, la straordinaria Levante.

Qui trovate le foto relative al concerto tratte dal sito ufficiale di Festa Radio Onda d’urto. Godetevele 🙂

Qui sotto, invece, le foto del soundcheck.

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  • In definitiva: Pillole resterà una rubrica all’interno del blog, indipendentemente dal minipodcast estivo che ne è stato.

Saluti dal Capitano 😉

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El amore y la intensidad

<< Di, poeta, a los hombres que el amor nace con la misma intensidad en todos los planos de la vida, que el ritmo que tiene la hoja mecida por el aire tiene la estrella lejana, y que las mismas palabras que dice la fuente en la umbrìa las repite con el mismo tono el mar. Dile al hombre que sea humilde.¡Todo es igual en la Naturaleza!>>

Federico García Lorca, El maleficio de la mariposa

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Farewell

<<I can’t fight any longer. I know that I am spoiling your life, that without me you could work. And you will I know. You see I can’t even write this properly. I can’t read. What I want to say is I owe all the happiness of my life to you. You have been entirely patient with me and incredibly good. I want to say that – everybody knows it. If anybody could have saved me it would have been you. Everything has gone from me but the certainty of your goodness. I can’t go on spoiling your life any longer. I don’t think two people could have been happier than we have been. V>>

– Virginia Woolf

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Mi sa di sì.

Ci vorrà una rincorsa lunghi parecchi anni. Poi inspirerò le ultime gocce lacustri, saluterò i volti amici, imballerò le lettere ricevute e correrò. Tremerò per l’azzardo, per il salto in lungo e le vertigini, per il timore di annegare nella Manica, nel ripiego delle vesti pendenti. Sgambetterò in aria come un deltaplano impazzito, come una funzione matematica diretta all’infinito. Atterrerò senza voltarmi, ninja improvvisato. Vinto dall’emozione, saprò di essere a un passo da casa. E allora mi ricorderò che la mia dimora ha muri di carta e mensole disegnate con la grafite. Sorriderò di aver confuso, per l’ennesima volta, la mia curiosità per la mia salvezza. Ma pazienza, sarò beato della vista degli altri laghi in cui mi tufferò incauto, degli altri volti che vorrò memorizzare per nuovi imprinting amorevoli, sarò estasiato per le nuove lettere nella nuova casella postale. Avrò un nuovo albero genealogico di vecchie radici e nuove foglie. Sarà, come adesso, il mio divertimento preferito, rimescolare i tempi con le voci, i gesti con i fruscii. Allora come adesso, amerò amare. E sarà valso il logorio delle caviglie, lo strapiombo sotto i piedi.

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Eterna

lanci ai bordi del mio stress
Le tue parole di fiamma
Urti il crogiolo dei miei passi
Con il tuo sgambettare senza senso

Come il pulcino che tremula
Un solfatare che medita a sera
Di esplodere un secondo prima
o un attimo dopo appena
deragliano gli attimi appena condivisi
le lenzuola scansate
i miei giorni da panico

ora sono salvo
non sciama più la ruvidezza
verso il tuo volto di fastidio
ora si allarga il giorno nuovo che mi attende
un goniometro di imperfetta felicità

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Cit.

<<A me basta, se devo proprio essere sincero fino in fondo, la felicità di qualcuno per sentire la mia, mi fa proprio piacere che per qualcuno c’è; se c’è per qualcuno e io ne sono testimone, ne sono anche il coprotagonista. […] Occorre una buona dose di intelligenza sia per essere felici comunque sia per esserlo per chi lo è.>>

  • Aldo Busi, La camicia di Hanta

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