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Quella volta che…

… il Capitano se ne andò in Andalusia!

Essì, la ciurma meravigliosa di InsideOut chiese al Capitano di scrivere un reportage sulla meravigliosa Andalusia e il risultato fu molto divertente, così dissero. Se vi va di sbirciare sul blog lo trovate qui, spezzettato in diverse parti. Se invece volete dare un’occhiata a cosa combinano adesso le furie indomite del liceo Bagatta di Desenzano del Garda vi basterà andare qui.

Nel frattempo, ricevete i miei saluti e fatemi sapere se ha divertito anche voi.

Il Capitano

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Iperbole

albero-della-vita

Caddi
Dall’albero della vita
Come uno stormo d’uccelli
Come uno sciame di sirene
E svenni invece di camminare
Morii invece di amare
E scelsi come rifugio i tuoi occhi
La capanna di Crusoe
Così inselvatichita
Da sembrare un Paradiso dimenticato
Selva e oasi
Di angeli decaduti
Come in fondo Lucifero mi insegnò
A tuffarmi nelle trame dell’oscurità
Per portare in superficie, alla fine
Un fiore d’alleluia
Di inedita poesia

Jukebox #16 Sunset di Kate Bush

Eccoci naviganti con un nuovo appuntamento dedicato alla musica!

Che canzone verrà passata sul nostro Jukebox di bordo? Scopritelo subito!

Chi: la leggendaria, sublime, incantevole Kate Bush

Quando: pubblicato nel 2005, doppio album

Dove: tratto dall’album Aerial

Perché: Per il crescendo di chitarre e le voci che danzano in piena ebbrezza, per il testo soffice e spontaneo, per l’immortalità di un solo fiato della voce di Kate.

Kate Bush Performing on Saturday Night Live 1986 New York, New York, USA Saturday Night Live Television Program, 1975- 1 Adults alone America apparel body stocking body suit Bodysuits British Caucasian clothes Clothing Color photography English Europeans famous people Females garment Human culture individual Kate Bush Mid-Atlantic Musicians N.Y.C. New York New York New York City North America NY NYC one person one person only People Performing Performing arts person personalities Photography Portraits Prominent persons sing Singers Singing Television programs television show TV program TV show U.S. U.S.A. Unitards United States US USA vocalist Wearing Western Europeans Whites

Kate Bush Performing on Saturday Night Live 1986 New York, New York, USA
Saturday Night Live Television Program, 1975-

Testo:

Could be honeycomb
In a sea of honey
A sky of honey
Whose shadow, long and low
Is slipping out of wet clothes?
And changes into
The most beautiful
Iridescent blue

Who knows who wrote that song of Summer
That blackbirds sing at dusk
This is a song of colour
Where sands sing in crimson, red and rust
Then climb into bed and turn to dust

Every sleepy light
Must say goodbye
To day before it dies
In a sea of honey
A sky of honey
Keep us close to your heart
So if the skies turn dark
We may live on in
Comets and stars

Who knows who wrote that song of Summer
That blackbirds sing at dusk
This is a song of colour
Where sands sing in crimson, red and rust
Then climb into bed and turn to dust
Who knows who wrote that song of Summer
That blackbirds sing at dusk
This is a song of colour
Where sands sing in crimson, red and rust
Then climb into bed and turn to dust

Chorus :
Oh sing of summer and a sunset
And sing for us, so that we may remember
The day writes the words right across the sky
They all go all the way up to the top of the night

Gemme della musica italiana: “Proxima” di Anna Oxa

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Nel 2010 venne pubblicato un cd che accostato al nome di Anna Oxa creava un lieve disorientamento: che voleva dire Proxima, perché il look di copertina era così straniante e incomprensibile? Perché il packaging era ruvido, color azzurro tenue e appena aperto il cd si leggeva a chiare lettere:

Un percorso di pura sperimentazione, in un connubio suono-materia mai scisso. La ricerca si manifesta attraverso stravolgimento e ricollocazione […]?

Per avere una risposta esauriente bisogna zompettare un attimo all’ indietro, alle ultime apparizioni televisive e radiofoniche di Anna Oxa, da sempre conosciuta come nome importante della musica italiana, ma non proprio come fanalino di innovazione sonora e sperimentazione in studio. Casomai – proprio a voler scavare nella memoria nonché nella sua carriera discografica – il ricordo risulta essere più legato a cambi repentini di immagine che non di ricerca di nuove melodie e di nuovi strumenti.
Come spiegare dunque questo stacco dal suo passato e questa rinascita improntata a lanciarsi completamente in una nuova era (come suggerisce il titolo stesso dell’album)?

34Da qualche anno, per chi non lo sapesse, la Oxa ha sposato un nuovo stile di vita, al quale ha abbinato precipitosamente tutta una lunghissima serie di filosofie orientali pasticciate tra loro, in un melting pot che l’ha portata in breve tempo a usare maggiormente – e con risultati da pelle d’oca alta diverse spanne – la sua voce stratosfericamente inimitabile e anche ad essere la popstar più detestata del panorama italiano.
Non è di troppo tempo fa, a ben pensarci, la notizia delle polemiche relative a un suo gesto plateale e veramente sgarbato: quello di invitare i fans che la fischiavano in seguito a un interminabile sermone ad abbandonare il concerto perché, secondo lei, avrebbe pagato inutilmente il biglietto e si sarebbero azzardati a chiederle di cantare invece di sproloquiare ancora.

Questa svolta degli ultimi tempi, dunque, è stata la croce e la delizia dell’Anna Oxa che ricordavamo, che nonostante brani memorabili ma tutto sommato nello standard della canzone pop da annoverare in una cronologia che già ha preso polvere, mai aveva veramente osato tanto.
Scelse di farlo nel 2010, conscia del nuovo traguardo raggiunto come musicista e come persona e ciò che ne venne fuori, fidatevi, fu una gemma preziosa della musica italiana.

Proxima è difatti un viaggio in scenari ai quali si era disabituati: cupi, tetri, in cui la voce si sprigiona talvolta con fare esplosivo e a volte come un sussurro, un gemito, un lamento. Un’Anna Oxa che fa il verso alle voci del panorama sperimentale come Jarboe, la Nina Hagen di antiworld, Lydia Lunch con un’arroganza creativa che colpisce con la stessa prepotenza di Scilla e Cariddi messe assieme.

Un disco che inganna all’esordio, con una digeribile Tutto l’amore intorno, complice Ivano Fossato, per poi inabissarsi sempre più in un tessuto extraterrestre fino al capolinea di Parole al mondo e Pesi e misure. Nella prima ha la bizzarria di cantare tenebrosamente un ritornello insolito (Io sono suono, suono puro!) e nella seconda spinge la sua voce sacrificale verso un altare di parole pensate e coerenti:

La vita la misuro a passi e contrappassi
a passaggi lungo vuoti di pensiero
a tirare sassi verso il punto più lontano
la misura a mano a mano
a frontiere oltrepassate
dichiarando il vero..

Ma la ricerca tanto scandagliata dalla maturità artistica della cantante è polimorfica e non si limita al suono: i concetti e gli argomenti si mescolano di continuo regalando un affresco coinvolgente sulla sua visione del mondo. Si parla di religione, del rapporto con Dio ( nella traccia dal finale dinamitardo Ammesso che Dio esista), di Haiku, della liberazione degli animali dagli zoo (ne La tigre, con testo Francesco Bianconi, leader dei Baustelle), della voglia di non fermarsi mai, sia come sia (la straordinaria e inesauribile Scarpe con suole di vento).

ghjSi è insomma di fronte a un disco che si proietta in avanti e nel profondo nel vissuto di un’artista che ha il coraggio di virare vorticosamente alla ricerca di nuove direzioni musicali e concettuali, con l’azzardo di risultare pomposa e barocca, in alcuni passaggi, e persino isterica – durante i comizi nei suoi show o le continue polemiche da complottista che l’hanno visto protagonista sulle reti nazionali – ma che testimoniano indubitabilmente una forza spirituale impossibile da domare e una freschezza d’animo che non vuole ancora mettere il punto all’universo musicale della nostra penisola. E allora vai, Anna, regalaci ancora nuovi scorci alieni di poesia.