Gemme della musica italiana: “Asile’s world” di Elisa

Correva l’anno 2000 quando un disco prezioso si affacciava timidamente sulla discografia italiana, suscitando interessi e creando non poche perplessità. Il suo nome era Asile’s world e l’artista in questione era Elisa Toffoli.

Iniziava il nuovo millennio, dicevo, e nel panorama musicale italiano il nome di Elisa oscillava già con qualche consenso deciso, soprattutto in virtù delle 300.000 copie vendute, e si può capire con una certa facilità quanto le aspettative fossero elevate e quanta fretta di masticare nuovamente brani simili a Labyritnh o singoli che ricordassero Sleeping in your hand esistesse.

Non fu così e come un pugno dritto sulle gengive Asile’s world fu lanciato nei negozi di dischi suscitando immediatamente scalpore, disillusioni e critiche feroci. Certo nessuno si sarebbe aspettato nulla di simile, che dopo le sonorità pop-rock del lavoro precedente Elisa avrebbe abbracciato così selvaggiamente l’elettronica, con coraggio e profonda intimità.

Nacque così un album decisamente poco immediato, quasi ostico in alcuni passaggi, ma ben equilibrato e intenso. Un inciso nella sua carriera destinato a diventare una gemma della musica italiana della musica difficilmente etichettabile, in quel filone che ingloba dentro sé Pomodoro genetico della Ruggiero e Microchip emozionale dei Subsonica.

Ovviamente non era l’Elisa de L’anima vola, quella dell’ultimo passo in pasto al degrado del vorace calderone della musica commerciale italiana, nemmeno quella che pochi giorni fa ha accettato di fare parte del programma di Amici di Maria de Filippi in veste di coach per i “giovani talenti”. Era un’Elisa che ricercava nuovi percorsi per la sua ricerca, nuove boccate d’ossigeno, nuove modalità espressive. Un’Elisa di alta qualità, l’artista che compare a fasi alterne nella sua carriera – in quel gioiello ch’è Lotus o nel gradevolissimo Caterpillar – e che rappresenta un’eccellenza della musica italiana salvabile, quella superstite alla mia traversata iraconda contro la decadenza della discografia del nostro bel paese.

Il viaggio nel mondo dei sentimenti intestini della cantante comincia con una dedica alla madre, la rinfrescante ed energica Gift, un regalo – per l’appunto – che celebra l’entusiasmo e la voglia di fare di un’artista che sta calcando la mano sulle proprie possibilità. Il regalo che ricevo attraverso questo mio corpo è così vivo, così vitale. E prosegue con un’evocativa Chamaleon, anticipata da vocalizzi grezzi, quasi tribali, avvolgenti e viscerali. Aprono lo spiraglio sull’ emotività di Elisa, che descrive il suo camaleonte-guida interiore e lo invoca a proteggerla nei suoi momenti necessari di solitudine e di introversione, un elogio alla voglia di richiudersi e di rimanere obbligatoriamente – di tanto in tanto – distanti dal mondo esterno. Smetto di parlare ora, canta.

Giunge poi il momento di lanciare il singolo ad hoc Happiness is home, un omaggio commerciale e stralunato alla propria casa, una chicca di bellezza facilmente accessibile, uno dei rari momenti ariosi del progetto. Eccola qui/ la gioia di starsene da soli /sono una specie di bambina sulle sue /soltanto una bambina sulle sue.

E il tono festoso, a questo punto, viene subito diluito con la dolcissima Asile’s world, che oltre a dare il titolo a tutto il progetto ne incarna anche la delicatezza e le contraddizioni interne: è un mondo alla rovescia, un’angolatura nuova dalla quale guardare un’artista giovane eppure così decisa a penetrare nel mondo della Musica. Guardando queste paure grosse come pianeti, canta intimorita dai suoi passi laterali.

Si precipita poi nel caustico reame di Seven times, solenne e dagli evidenti rimandi biblici, in cui l’amore e l’odio vengono esorcizzati e ripetuti costantemente – ovviamente sette volte. Cosa starai mai pensando di farci con questo corpo? […] Io sono alla ricerca del sole. Un momento oscuro e carnale, in cui il tappeto di suoni scorre sotto le parole in superficie, in un’asfissia d’atmosfera, in un’inquietudine dovuta.

Poco terreno viene scalato con Upside down, specchio- riflesso della sua incompatibilità con l’immediatezza dei suoi coetanei in pole position nella classifica espresso con analisi sobria e attenta: alcune cose sono nascoste in terre strane/ proprio come tesori, bombe vulcaniche /che riposano nel tuo ombelico così innocentemente/ e tu sei la loro dimora. Convince il ritornello martellante, ammaliano le voci sovrapposte come onde concentriche.

Emerge dalle glacialità del precedente manifesto la meravigliosa A little over zero, miscuglio personalizzato creato dalle spennellate auliche di Headphones di Björk e dall’emotività di Mary Jane di Alanis Morissette. Una traccia dalla lunga coda, che si conclude con sonorità risucchiate ad imbuto nell’ universo gracchiante di beat che s’interrompono di colpo.

Dalla dolcezza arriva a soffi una rassicurante Creature, nella quale la consapevolezza matura surclassa i dubbi giovanili che avevano attraversato la sua acerbità. Credo in questa natura, poiché sono la sua creatura. Una traccia dalle intenzioni forti, dalle promesse indelebili, un nodo al fazzoletto di cui ricordarsi a lungo, seguito dalla postilla a latere di Just some order, in cui dichiara di aver bisogno di luce e di oscurità, di un ordine che la sostenga nelle sue avversità, nelle sue conclusioni precarie. Un avvertimento che permea anche la dolcissima Come and sit, nel monito Smettila di chiamarmi per nome / smettila di parlare di me /Io sono da nessuna parte.

Ma la vera perla arriva con la dichiarazione d’amore di Tic tac, una sinuosa missiva alla sua più grande passione: music is the best lover. Una sicurezza che l’aspetta al piano di sopra, oltre le scale che percorre, proprio come le colline della traccia precedente. Insomma sembra dirci: il movimento è parte dei giochi, la tranquillità è il vero innamoramento, la stabilità la più grande conquista.

A chiudere i giochi arrivano Little eye, l’occhio della coscienza, dell’amato, puntati come fari ad abbagliare il percorso appena compiutocon coraggio e decisione e la straordinaria Come speak to me, versione inglese della celebre Luce (tramonti a Nord Est) – inserita nella versione ristampata dell’anno seguente. La degna celebrazione di una voce fresca, profondamente personale e artigliante , mai noiosa, mai scontata. Un inno ai propri sospiri, uno stendardo delle proprie emozioni.

E’ un album da navigare e sapete quanto io adori farlo.

Tracklsit:

“Gift” – 4:18

“Chameleon” – 4:14

“Happiness Is Home”‘- 4:57

“Asile’s World” – 3:50

“Seven Times” – 4:35

“Upside Down” – 4:13

“A Little Over Zero” – 5:01

“Creature” – 4:05

“Just Some Order” – 3:29

“Come and Sit” – 4:35

“Happiness is Home” (Elisa’s mix) – 4:24

“Tic Tac” – 4:22

“Little Eye” – 9:44

elsia cover

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...