le piacevoli MalEdizioni

Tempo fa andai in compagnia della mia adorata storyteller Barbara Favaro a curiosare alla fiera di Chiari dedicata alla microeditoria, un ambiente stimolante che, da bravo esploratore, sapevo essere foriero di piccole inaspettate rivelazioni. Girovagando fra gli stand, incaricato di portare a termine uno speciale per la mia vecchia redazione dell’ amato podcast Insideout (che potete ritrovare qui http://insideoutpodcast.wordpress.com/2014/11/27/inviato-speciale-alla-fiera-della-microeditoria-di-chiari/) m’imbattei in MaEdizioni, una piccola casa editrice “steampunk e indipendente” per loro stessa definizione che si fa carico di concorrere al “perfezionamento dell’uomo”; dopo aver ascoltato incuriosito le risposte alle mie domande di Luigi Filippelli, curatore della direzione artistica del gruppo editoriale, acquistai l’ opera Emilia, proposta sullo stand, scritta e disegnata da Fabio Bonetti.
Dopo averlo letto e riletto ho scritto le mie impressioni a caldo, che ritrovate qui sotto.

1

Emilia è un libro a fumetti in cui, con una delicatezza visibile, tattile, spontanea viene delineato il rapporto amorevole che scorre tra una nonna e il nipote. Le sequenze ordinarie che si susseguono, alternando solamente un rosso infuocato, forse simbolo della forza infuriata di un legame saldo e intoccabile e il nero della televisione, smorto teatrino di finzioni e di film ormai troppo d’epoca, testimoniano indelebili un amore intoccabile, cristallino, teso tra le corde del quotidiano più ordinario. Sono infatti i piccoli gesti, gli aneddoti di poco conto – eppure così irresistibili (come la storia delle scoregge imbottigliate in gioventù), quei piccoli spostamenti e incidenti a rendere un rapporto qualsiasi un rapporto viscerale di ammirazione onesta e di affetto granitico. Perché in fondo, questo sembra suggerirci questo libro, è pur vero che alcuni ricordi, alcuni oggetti, alcune problematiche un posto “sembrano non ce l’abbiano mai avuto”, tuttavia è altrettanto innegabile – e questo è il messaggio che tra le vignette lampeggia con prepotenza – che vi sono amori che non hanno bisogno di essere sguaiatamente raccontati, che esistono sentimenti che scorrono come un filo rosso da mano a mano, fomentati dal ricordo di piccole reminiscenze – come il gesto di coprire gli occhi invitando l’altro a indovinare chi egli sia, che rievoca incredibilmente gli scherzi paurosi che il nonno si divertiva a fare – che tengono in vita la bellezza delle piccole cose. Una narrazione avvincente, proprio per questo, riesce ad accompagnare il lettore in una carrellata di diapositive che si depositano sul cuore con la stessa leggerezza di una carezza, di una candela accesa che potrebbe incendiare i ricordi del lettore stesso, i suoi trascorsi, la sua sensibilità. Perché Emilia è un invito a riflettere riguardo alla poesia degli affetti consumati sottovoce, con complicità e dedizione, con costanza e impegno, quelle bussole che è meraviglioso conservare per tutte quelle volte in cui non ricorderemo bene da che parte andare. Un buon compagno per non perdere il treno della speranza e della lucidità, ricordandosi che è importante, non trascurare chi ci ha tanto amato.

link MalEdizioni, se volete curiosare e/o acquistare: http://www.maledizioni.eu/

Il Capitano

Annunci

Come un delfino nella gola

Poco prima che tu possa dimenticarmi
Io avverto la noncuranza dai tuoi occhi
Succede mi sconvolga la tua disinvoltura
Nel guardarmi attraverso

Forse son io
Ancora una volta
A dover ricalcolare il percorso
Allontanandomi dal tuo tracciato
Con l’orrore di essermi mescolato al tuo futuro
Proiettato sull’occhio lucido

Io che richiuso in un castello per aria
Che chiamo scrivania
Srotolo i miei progetti incompiuti

Massaggio il mio presente: mi ritrovo al chilo
Invendibile come sempre

Il Veliero_1x06

Cover-1x06

[audio http://media.blubrry.com/ipn/p/www.italianpodcastnetwork.it/audio/ilveliero/stagione_1/VEL-1×06.mp3]

Scarica l’episodio cliccando qui con il tasto destro del mouse, abbonati gratis tramite iTUNES o abbonati gratuitamente al feed

Salve naviganti carissimi!

Non potevo mancare all’appuntamento con un’altra traversata in serbo per voi. Questa volta viaggeremo nell’oggetto più discusso del nostro secolo, il televisore, immergendoci in programmi televisivi storici, di nuovo generazione, ma anche in pellicole cinematografiche di successo. Un viaggio all’insegna della riscoperta di un oggetto potenzialmente utile e  ordinariamente superfluo.

Pronti a rimuovere assieme le ancore? Si salpa!

Il Capitano

Scaletta:
– intro con Samuel Taylor Coleridge
– argomento svelato: viaggio nel televisore
– Bravo Bravissimo
– Ovo.tv
– alla scoperta degli Ainu
– metodo Montessoriano
– un pizzico di Paola Cortellesi
– Pechino express
– il fighissimo Costantino della Gherardesca
– Uomini e donne
– Miranda, l’inimitabile
– Sesame street
– Classifica dei 7 film preferiti del Capitano
– sorprese letterarie: Moby Dick recitato in arabo
– Mario, una serie di Maccio Capatonda
– Le frontiere dello spirito
– Squadra antimafia
– outro: vi ho convinto
Canzoni presenti da Jamendo:

Solar eclipse degli Stellardrone
Synthesis degli Xytum
Massive chicken dei Frogged
In the orchard lies a secret dei Viba

Links esterni:

– La leggenda del vecchio marinaro, Coleridge http://it.wikisource.org/wiki/La_leggenda_del_vecchio_marinaro
– La televisione che felicità! Bennato http://www.youtube.com/watch?v=sMW7ndgOh0k
– Bravo bravissimo http://www.youtube.com/watch?v=gJSALvERKdQ
– Ovo tv http://new.ovo.com/
– La meravigliosa Paola Cortellesi https://www.youtube.com/watch?v=b_yMqukkVAM
– Costantino della Gherardesca: https://www.youtube.com/watch?v=Q0knXNT8Ev8&spfreload=10
– Inno italiano remix http://www.youtube.com/watch?v=9qgmJsFPzes
– Miranda, straordinaria : https://www.youtube.com/watch?v=98SFgAp4ucg
– Sesame street: http://www.youtube.com/watch?v=rNbbX04bXZw
– Mood indigo, trailer http://www.youtube.com/watch?v=wGc-IT6SNSo
– Mario, una serie di Maccio Capatonda http://www.youtube.com/watch?v=pBGKBEDaxg8
– Frontiere dello Spirito http://www.youtube.com/watch?v=ZwW4ck_Pf5I

Fuego

Tu prova a togliermi il fuoco di dosso
Potresti scottarti di questa mia aura che divampa
Meravigliarti che abbia ingoiato il sole
E sfatare il mito della mia irraggiungibilità
Essere a un passo dal tuo arco riflesso
Il fuoco amico, dicevo
Lo estrarresti dal mio capezzolo armato
Dalla mia bocca rovente
La spada nella roccia
Non dovresti che accarezzarla
Per sfilarla dal cumulo dell’inarrivabile
E trovarla macchiata in superficie
Di tutto il mio amore per te
Ma tu intestardisci , di giorno
Mi lasci alle ombre invernali
Si allungano gambizzando l’orizzonte
Si sdraiano come collant sul mio passo
E tu ancora mi resisti
Dopo ch’io eruttato l’insofferenza
Di essere una virgola nel tuo dettato
E allora richiudi la voragine delle mie anche
Come una zip che avevi dimenticato aperta
E rivesti il mio cuore di ovatta
Dove c’erano un tempo i doni da consegnarti
Col cuore felpato
Di chi era intimorito dall’elargizione
Ora tu
Sgattaioli via coll’incedere
Della porpora lavata via dai polpastrelli
Arderò in solitaria

flame

“Scusate se esisto” e il femminismo dei giorni nostri

1

E’ uscito dal 20 novembre il nuovo film diretto da Riccardo Milani con protagonisti Raul Bova e un’indimenticabile, spettacolare Paola Cortellesi. Per giorni non ho atteso altro che avere l’occasione di poter scappare al cinema, sedermi nel primo posto in sala – vale a dire quello spiaccicato davanti allo schermo – e godermi questa commedia che prometteva grandi risate e che alla fine, inaspettatamente, si è riscoperta come film portavoce di un messaggio affatto divertente e ben più rivoluzionario di un risolino. Mi si lasci partire da Paola Cortellesi, protagonista indiscussa della pellicola: sarebbe superfluo sottolineare i suoi numerosi e prestigiosi successi di carriera, che si vanno sempre più sommando; ben diverso sarebbe , invece, applaudire nuovamente, e stavolta con una standing ovation, le sue doti camaleontiche in continuo movimento e sempre pronte a stravolgere le aspettative sia di chi la conosce poco, sia di chi è già abituato a conoscerne i meriti. Perché chi mai si aspetterebbe di vedere in un solo film un attore (o attrice che sia) che canti (e bene), che si districhi con disinvoltura tra inglese, francese, tedesco e un simpatico mandarino e che interpreti un ruolo di ragazza precoce con marcato accento abruzzese senza scadere nell’ovvio, nel banale, nella volgarità semplice? La Cortellesi ci riesce e il film decolla proprio grazie alla sua presenza totalizzante, capace di catalizzare tutte le altre comparse nel film e di convogliarle in un filo narrativo divertente e serio allo stesso tempo. A farle da spalla ritroviamo un Raul Bova inedito, nelle vesti di un proprietario di ristorante omosessuale dai modi gentili e dall’animo grande, fidanzato con il divo di Squadra antimafia Marco Bocci che per una buona volta non farà sbavare le sue fan accanite. A dare il via alle danze sarà una pressante nostalgia della protagonista, Serena Bruno, innamorata del suo paese, tanto da nutrire il desiderio di spendere lì tutte le competenze accumulate con anni di master per tutto il mondo: Serena è infatti un architetto dalle doti straordinarie, grazie alle quali è riuscita a guadagnarsi invidiabili posizioni di prestigio ma che dovrà presto scontrarsi con un invisibile mostro a tre teste, che darà l’avvio a una serie infinita di equivoci, il maschilismo predominate. Stanca di non essere considerata a causa del suo genere di appartenenza, infatti, Serena escogiterà un piano tanto geniale quanto rischioso per tentare il successo di un’impresa che tanto le sta a cuore: il progetto “chilometro verde”. E sarà proprio questo qui pro quo la chiave di volta per un’analisi profonda delle tematiche della commedia in questione: realmente ispirato a Guendalina Salimei e alla caparbietà del suo lavoro, il film accende con ironia pungente i riflettori su un male subdolo dei nostri tempi, sullo scenario terrificante di una società incapace di interessarsi alla reale essenza degli individui che la compongono perché troppo impegnata a favorire l’apparire dei ruoli sociali richiesti. La causa femminista del film, nocciolo di una battaglia più ampia che inizia con la parità dei sessi e termina con il riconoscimento inviolabile dell’identità dell’individuo – omosessuale, calvo o tifoso di una squadra impopolare che sia – si vede finalmente spogliata di una violenza che troppo spesso rischia di oscurarne le sacrosante ragioni che la muovono e che finisce così con la creazione di cliché dannosi per una causa troppo giusta per essere travisata. Scusate se esisto è geniale proprio per questo, capace di travestire da cavallo di Troia un’agguerrita argomentazione a favore dei pari diritti e delle pari opportunità che non lascia scampo alcuno a chi era accorso per una semplice commediola da fine settimana, pur riuscendo nell’impresa affatto scontata di coniugare divertimento e riflessione, risate (e quanto si ride!) e ragionamento, estro ed estetica, per una pellicola che fa ben sperare sul futuro cinematografico di questo Paese che ha tutte le carte in regola per mostrare al resto del mondo il proprio impegno e la propria intelligenza nel sapersi risollevare da questi tempi stagnanti.

Il Capitano

Idee di lettura del Capitano

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Dino Buzzati
Il cornetto acustico, Leonora Carrington
El specialista de Barcelona, Aldo Busi
Norwegian wood, Haruki Murakami
Dance, dance, dance, Haruki Murakami
Scandalo negli abissi, Céline
La nera novella, Alda Merini
I 36 stratagemmi, Gianluna Magi
Fiabe del focolare, I fratelli Grimm
Oscar e la dama rosa, Schmitt
Billy Budd il marinaio, Herman Melville
Lo spleen di Parigi, Baudelaire
Il coperchio del mare, Banana Yoshimoto
Lettera ad un bambino mai nato, Oriana Fallaci
Poeta in New york, Federico Garcia Lorca
Guardami, sono nuda, Antonia Pozzi
Due punti, Wisława Szymborska
Piccoli suicidi tra amici, Arto Paasilinna
Le onde, Virginia Woolf
Misery, Stephen King

webcam-toy-foto1 (1)

Post-it sul collezionare

Collezionare è un grande pregio. Acquisito, innato, qualunque sia la sua origine è un silenzioso esercizio di pazienza e di continua curiosità investigativa, merce rara di questi tempi. Collezionare è prima di tutto un riposizionarsi nello stesso intermezzo musicale e darsi il tono esatto per ripartire da quel punto e ricondurre nella stessa direzione, con varietà di accordi, la sinfonia pensata. Niente di troppo ragionato, per carità, ma un puro tuffo in un passatempo fiorente che ritrova in se stessi il migliore alleato. Non so voi ma io colleziono guanti a metà, o meglio: ne faccio scorta. Non appena vedo un tipo di guanti a metà che ancora non posseggo mi mobilito per farlo mio e indossarlo. Perché? Perché non amo avere le dita legate, però amo al contempo le mani tenute al caldo, visto che d’inverno la loro temperatura oscilla tra meno infinito e poco più che zero. Diciamo con franchezza che mi sento una rockstar della deriva kitsch che prende spesso il sopravvento su di me, ma anche che la più interessante delle vetrine sulle quali riflettersi è spesso – ed è anche bello da pensare – l’immagine di sé che si vorrebbe proporre al resto dell’umanità. Ed io amo riproporre, ora che ho già esplorato un paio di stili di vestiario per abbandonarli tutti, un mix inefficiente di buongusto e di colori improbabili che perlomeno riflettono indubbiamente il mio amore per il meltin pot. Come a dire: sono la somma di quanto ho visto e attraversato e non c’è nulla di migliore che farsi beffe delle etichette e essere sino in fondo quell’idea bislacca che si ha, si custodisce, che si conserva, che si preserva da molto e per molto tempo ancora ci si augura di collezionare.20141123_141525

Lettera bis

Ormai sapete della mia adorazione nei confronti della scrittura di lettere e di e-mail e se avete già avuto occasione di ascoltare la nostra quarta traversata vi sarete altresì accorti che ampio spazio è stato dedicato all’iniziativa di Hannah Brencher di spedire lettere d’amore agli sconosciuti. Voglio riportarvi nuovamente uno stralcio di una lettera alla quale sono affezionato particolarmente e che ho conservato, scritta da me(affetto motivato tanto dall’incoraggiamento a me stesso proposto ma soprattutto, e ben più importante, per l’amica cui era destinata).

Desenzano del Garda, 10/10/2014

xxxx…
Ti scrivo questa lettera perché è troppo che non ti rivolgo un pensiero, me ne rendo conto, è passato troppo tempo da quando, durante l’ultima occasione, ti ho stretto le braccia attorno al collo. E non ho alcuna intenzione si spenga anche questa lampadina, tra le luminarie del mio cuore.
Ho urgenza di ripulirmi da quanto mi appesantisce da troppo tempo, per troppa assenza, per troppo ingombro di me e di me stesso, niente a parte, niente di estraneo a me eppure tutto di non conquistato e non detto. Ho la testa nella lavatrice, il più delle volte; con getto irriverente le idee si catapultano da una parte all’altra, spesso senza destinazione nota. Sai, sono settimane che scrivo ovunque che sta arrivando l’autunno, senza rendermi conto che non solo l’autunno è già arrivato, ma è anche in simbiosi con la mia pigrizia ante-letargica. Non scrivessi di continuo, io sarei già ammuffito del tutto, padded con la mia solita e intenerita indolenza secolare e trasecolare. Mi sento così balenottera, in questo periodo, che sento che mi espanderò almeno quanto l’universo, negli anni a venire. E partiamo da qui, allora. Mangio di continuo, XXX, una voragine perpetua allo stomaco e alle fauci, quale facocero mi accingo a diventare. Non conto più i kili che sento di aver messo su e che non risultano dalla bilancia, maledetti! Sento di essere nella volta buona, di fuori da quella celeste, per eguagliare il traguardo paterno raggiunto con vent’anni di ritardo. Fare palestra, d’altra parte, è fuori discussione: non mi manca mai il tempo, sempre la voglia. E delicatezza linguistica a parte, che me ne dovrei fare di due spalle più larghe, di un torace più ampio, di un capezzolo più irrigidito e dell’iride più verdognolo, bluastro, accattivante? Ho smesso di essere seducente alla nascita, mi sa mi sa, e non me ne curo più che per alcuni quarti d’ora di piacevole e quotidiano sconforto. D’altronde, perso XXX (spasimante che non si curava di me) che davvero mi entusiasmava, chi altro potrei lodare? Ho due belle creature nel mirino, ultimamente, ma sento che sono io – oramai copia di me stesso – a non essere più interessante per nessuno. Si fotta chiunque non voglia arrivare un po’ più su della peluria circostante l’ombelico, si infili una corda attorno al collo e si arrampichi su su per la sua ignoranza chi vede solo i cerchi nella mia corteccia, contando le stagioni della mia solitudine della mia pelle in sovrappeso. Un po’ come quando XXXX, letterato che adoro tanto – non fosse per la sua inclinazione renziana insopportabile e il suo amore incondizionato per l’eleganza e le buone maniere – mi disse, sbottonandomi la camicia, che si sarebbe aspettato ben altro dalle foto pubblicate su XXXX (chat omosessuale). Ti rendi conto? Come se avessi falsificato alcunché, invece di oscurare un po’ la luce per non far risaltare la mia bianchezza mobydickiana. Che cazzo, questi occhi che masturbandosi registrano nell’archivio della memoria persino il rotolo in più o il rotolo in meno. Sono grasso, lo so, finto magro tutt’al più e questa condizione non mi pesa se nessuno ripetutamente mette becco per farlo notare da altre angolazioni, ben più edulcorate. Come un bifolco che mesi fa, senza nemmeno presentarsi, mi disse a occhio nudo che avrei dovuto fare un po’ di palestra, perché per il resto ero carino. Io,di controcanto, gli consigliai di studiarsi un po’ di perifrastica inglese, giacché lì il suo cervello, a differenza del mio caso, non era nemmeno più salvabile.

Fatto sta, adorata XXXi, che la mia testa a stento riconosce le note che sto ascoltando. Si confonde, di continuo, ottunde la ragione e mi costringe a trascorrere il chiasso che mi abita, senza nemmeno passare dal silenzio che zitto zitto, quatto quatto sta per prendere sul serio il sopravvento sulle mie parole. XXX, pensavo addirittura di proporre a una casa editrice un reportage unico, esclusivo, mai realizzato, in collaborazione con qualche rivista scientifica: che effetti produce in un umano un anno senza eloquio? Ci pensi a che ne verrebbe fuori? Una stesura interessantissima di incontri muti, di corrispondenze, gravati dall’impossibilità di andare oltre. Perderei qualche parola? Smetterei di impararne nuove? Me lo chiedo, questo pensiero mi perseguita. E sai, triste – forse – ammetterlo, ma l’università non ha affatto incontrato i miei entusiasmi: troppa noia, troppo schifo, troppo fuori posto. Mi sono sciroppato un mese di treno, quattro ore al giorno di dormite malriuscite, freddo-caldo in alternarsi perpendicolari se non paralleli, a seconda dei giorni, facce anonime di figli di papà interessati più all’aperitivo a san Marco che alla lezione. E non ti dico gli insegnamenti, laddove per italiano dobbiamo sorbirci autori che a me muovono lo sbadiglio più che la metamorfosi interiore da perfetto universitario e per letteratura inglese l’insegnamento triennale, esami compresi, previsto esclusivamente in italiano. La docente di lingua spagnola è ripartita dall’alfabeto, quella di letteratura (sempre ispanofona) è portoghese e ha l’accento terribilmente marcato. Una merda. Una merdina, anzi. Ecco perché, dopo un mese di crolli nervosi ben mascherati a sorrisi e a forza improvvisata, di escursioni e di bruciate, mi sono ritrovato fortemente in crisi. E per due giorni non ho toccato cibo, interruttore per la luce, telefono o social, mi sono disteso sul letto e ho continuato a pensare a che fare della mia vita. Era tutt’intorno un vespaio di volti che mi intimavano che senza università nella vita non avrei realizzato nulla
[…]
ed è troppo il bisogno di proseguire, di vedere ed esplorare cosa potrà mai uscire da questo mio corpo, da questa mia capacità. Io lo so dove posso arrivare, solo questo mi ha tenuto a galla. E ti invito a fare lo stesso, ch’è cosa ben diversa dal credere in se stessi: ci siamo rotti i coglioni di credere e di dare fiducie governative – persino a noi in primis– bisogna saperlo e basta, che noi due siamo creativi in agguato, intelligenze marmoree e possenti, nonostante gli abbordaggi sempre prossimi alle nostre imbarcazioni. Per questo cavalco fiero il mio podcast (ascoltalo!), frequento curioso i miei aspiranti corteggiatori (tutti nella mente, più che altrove) e non mi abbatto di un millesimo, pur sparpagliandosi ogni 3×2 in millecinquecento parti. Io resisto perché non mi è dato fare altrimenti e anche perché ho la pretesa di pensare che andrò molto lontano, se sforzerò questi polpacci. E se sciolgo le trecce ai cavalli, correranno da soli.
Si fotta tutto il resto. Amen.

[…]

Abbiamo bisogno di innamorarci, di cose dolci, di nient’altro. Voglio viaggiare attorno alle coronarie di chi mi destina il sorriso certo, bucherellando persino la mia innata diffidenza.

Sei una grande poesia, ragazza. Tienimi sempre nel taschino dei bei ricordi. Please.

Ti adoro
Tanto.

Capitano

01x05_ IL VELIERO podcast

Cover-1x05

[audio http://media.blubrry.com/ipn/p/www.italianpodcastnetwork.it/audio/ilveliero/stagione_1/VEL-1×05.mp3]

Scarica l’episodio cliccando qui con il tasto destro del mouse, abbonati gratis tramite iTUNES o abbonati gratuitamente al feed Siamo pronti nuovamente, ciurma, per prendere il largo e gettarci ancora una volta in  avventure e nuovi incontri. Questa traversata sarà dedicata al cibo, argomento poliedrico che riguarda il nostro quotidiano, ma anche veicolo straordinario verso culture diverse, futuri immaginati, sessualità inesplorate. Viaggeremo in Egitto, per le strade di Napoli, andremo al ristorante per scoprire insieme qual è il menù del sesso, ascolteremo Plutarco gridare contro noi carnivori e molto altro ancora. Con una grandissima sorpresa per voi. Non vi resta che cliccare sul player…  si salpa! Il Capitano Scaletta: – intro biblico – presentazione dell’ospite: Sofia Medini, podcaster di “Inside-out” – introduzione all’argomento: il cibo – tappa in Egitto: Full Mudammas – tappa a Napoli: la storia di “Totò sapore e la magica storia della pizza” – Ricetta locale: strufoli – Vegetarianismo: Plutarco e il suo Del mangiar carne – Estremismo animalista: la storia di Caterina – Obiezione di coscienza contro pellicce, caccia, circhi… – Pescetarianismo e fruttarismo: definizioni – Tappa in Spagna: i testicoli di toro – Amore per il programma Orrori da gustare – Il menù del sesso felice – Allarme alimentare – Trilussa e la sua Madre panza – Saluti, ringraziamenti – Outro: vi abbiamo convinto? Links: – La Bibbia in francese: http://www.transcripture.com/italiano-frances.html – Canzone: Dare my light dei K4MMERER (Jamendo) – Inside-out, il podcast che vanta la partecipazione fissa di Sofia: http://www.liceobagatta.it/main/dotclear/index.php? – Canzone: Trouble dei GingerTom (Jamendo) – Full mudammass, la ricetta: http://www.cucinainternazionale.com/cucina-araba/full-mudammas/ – Canzone: Che Cavero che fa di Bocchno Giuseppe Ramapitecus (Jamendo) – Totò sapore e la magica storia della pizza: https://www.youtube.com/watch?v=1yq0K6mJOQQ – Strufoli, la ricetta: http://www.struffoli.it/ricetta.htm – Enzo Avitabile: https://www.youtube.com/watch?v=VN0v8d6x1oI – Sarcofagia di Franco Battiato: https://www.youtube.com/watch?v=Lf9RRvOvwpM – Del mangiar carne di Plutarco: http://www.adelphi.it/libro/9788845916298 – La storia di Caterina e la violenza animalista: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/10/23/ricerca-caterina-mio-libro-e-inno-alla-vita-insulti-animalisti-vegetariana-da-sempre/304545/ – Estremismi: http://www.centopercentoanimalisti.mobi/ – Pescetarianismo: http://www.sapere.it/sapere/strumenti/quiz/alimentazione-e-cucina/cosa-prevede-pescetarianismo.html – Fruttarismo: https://www.youtube.com/watch?v=DESf2dJDx1Y – La storia di Giovanna: https://www.youtube.com/watch?v=YvqTZhCsgfc#! – Amanda Palmer: https://www.youtube.com/watch?v=0EsmFrOzqfw – Testicoli di toro, la ricetta: http://www.giallozafferano.it/ricerca-ricette/testicoli+di+toro/ – Requiem di Mozart: https://www.youtube.com/watch?v=sPlhKP0nZII – Orrori da gustare: https://www.youtube.com/watch?v=vUmbBrlWSIg – Canzone: I am the sun di Mirva – Sex and food: http://www.menshealth.com/guy-gourmet/sex-food – Quanti orgasmi? https://www.youtube.com/watch?v=74j9xn4dXlA – Gli jiaozi: http://www.saison.ch/it/ricette/jiaozi-con-ripieno-di-carne-e-con-ripieno-di-verdure/detail/ – La madre panza di Trilussa: http://www.ricetteecooking.com/pages/n/la-madre-panza.html

Oceania

Ho un’aiutante fantastica, un’amica adorabile e insostituibile, che cura l’editing dei testi del Veliero e si occupa del montaggio dell’opera che mensilmente vi giunge all’orecchio. E’ una podcaster incredibile, con un’esperienza massiccia alle spalle nonché storyteller formidabile. Si chiama Barbara Favaro.

 Le scrissi un pensiero, diverso tempo fa.

Guarda come affilo il mio silenzio
in concordia con il tuo sostare
– tra le tue mille scadenze –
dentro te stessa
nella tua tazza di tè elefantina
e che bello immaginarti
rannicchiata dentro un tuo pensiero
spalancata nella bocca di lupo
di una notte che non viene

guarda come avvito le mani
pur di non disperdere un mio vago fraseggio
ascolta il suono che fanno i polpastrelli
schiantati contro questo foglio
il tuo stesso canto flirta con il cielo
la tua stessa anima scalpita indomita
inseguendo le maree lunari

Babs,
lo senti il mio affetto che preme
dai polsini della camicia
e si estende al nero dei tuoi capelli?
questo mio abbraccio che ti trattiene intatta
nel leggero delle tue ginocchia girovaghe?
sia la tua pelle la tua bussola
siano i tuoi sogni i tuoi mappamondi
sii te stessa il partner migliore
l’atmosfera ideale

io sarò a guardarti
(e a fare)
dall’altra parte dell’oceano