Cos’è il Veliero?

Ehi, naviganti
So bene questa domanda vi suonerà alquanto strana. Se siete qui, specialmente se avete deciso di diventare a titolo pieno dei follower, avete le vostre buone ragioni e soprattutto siete già a conoscenza di cosa sia questo progetto. Credo fermamente, però, che un po’ di chiarezza non guasti mai a nessuno, soprattutto a chi si trova sulla mia pagina come un corridore lungo la maratona. Se avete due minuti e il tempo non vi soggioga martellandovi vi prego di prendervi due secondi per leggere quanto segue.

Il Veliero è prima di tutto un podcast, una trasmissione radiofonica che viene registrata in anticipo e accuratamente montata con effetti audio e inserti multimediali ad hoc. La mia grande fortuna fu di fare parte della redazione di InsideOut per la rubrica Do not disturb I’m reading in cui mi occupavo di libri da recensire e che mi valse, a fine stagione, la possibilità di proseguire su questo percorso che tanto mi aveva appassionato.

Tutto questo fu possibile grazie a IPN, Italian podcast network, piattaforma di professionisti del podcasting italiano libero ed emergente – che oltre a essermi vicino con dritti e consigli, mi hanno anche dato la reale possibilità di fare parte del loro palinsesto. E ovviamente, come spesso ho ribadito durante le puntate, sono assolutamente deliziato dall’aiuto continuo che la storyteller Barbara Favaro ha saputo darmi con costanza e dedizione, curando il montaggio audio e l’editing dei testi.

Ma perché proprio Il Veliero?
Questa è una domanda decisamente ricorrente, a volte ho l’impressione sia la mia lucciola nei momenti di indecisione o di arsura creativa. Il Veliero è un’imbarcazione antica, meravigliosa, rassicurante. E’ l’immagine di un viaggio che è in atto, di uno sforzo di ricerca, di navigazione, di vita compiuta insomma. E’ un’immagine che mi stimola moltissimo e che fa parte della fantasia che i libri di Coleridge, Stevenson, Melville hanno alimentato con gli anni. Un miraggio che mi ha reso la vita più leggera, sempre più divertente. Il mio augurio è sempre questo: che ogni navigante, ogni ascoltatore casuale compia lo stesso tragitto ascoltando la mia voce e inseguendo ogni concetto.

E gli argomenti?
Le argomentazioni di puntata in puntata le ho scelte io in base alla mia curiosità e alla mia voglia di omaggiare alcuni volti della Bellezza universale. Eccovi l’elenco, nel caso fosse la prima volta che capitate a bordo:

1) Sperimentare migliora la vita
la mia fiducia nella sperimentazione è sempre stata totale, il mio tirante verso il buonumore e la voglia di fare. Sono un irrimediabile fanatico del famolo strano, senza che questo mio divertimento sposi mai l’intellettualismo snob di arti figurative ridicole e fini a se stesse.

2) Sulla decadenza della musica italiana
Sono un fruitore onnivoro di musica, la respiro da quando ho potuto farlo. In casa mia, da piccolo, regnava un assoluto silenzio in ambito musicale: comprare un album era addirittura ritenuto uno spreco di denaro, completamente inutile, era insomma proibito come in un califfato intollerante. All’ età di ventun anni, oggi, mi guardo attorno e vivo l’equivoco di una scena musicale capitanata dai talent show e da rapper in calzamaglia che giocano alla rivoluzione, oscurando artisti che non riescono ad emergere.

3) Björk è la migliore artista di tutte
Il mio amore verso quest’artista non poteva concedermi di dimenticarla proprio nella stagione apripista di questo progetto. Ho deciso dunque di inserirla sin da subito in un episodio speciale che ne illuminasse le innumerevoli qualità artistiche senza scadere nella biografia. E senza scadere nel fanatismo, questo mi auguro.

4) Occorre innamorarsi
Se davvero non si può molto contro la violenza, in amore si può tutto: amare è completamente gratuito e concentrarsi sull’ amore significa ricercare l’antidoto ai mali che affliggono l’umanità. In questa puntata ho voluto parlare degli attivisti di questa intelligenza umana fortissima, che ci accomuna tutti indistintamente: il coraggio di amare.

5) Prendetene e mangiatene tutti
La puntata più divertente del Veliero, in compagnia di un’ospite speciale, Sofia Mendini – dal podcast di InsideOut, investigando su usanze culinarie e ricette atipiche, filosofie antiche e estremismi dei nostri tempi. Un episodio al peperoncino, da ascoltare così come si mangia un risotto alle ortiche.

6) Viaggio nel televisore
Non possiamo farci niente: l’invenzione della tv ha rivoluzionato la nostra vita almeno quanto internet, per quanto oggi si tenda a snobbarla. Con quest’idea che mi frullava nella testa ho assottigliato le mie dimensioni e mi sono infilato nel tubo catodico per fare un’escursione sui generis dall’ interno.

7) Per chi ama l’inverno
A me l’estate sta su una zona a metà tra il pube e l’ombelico, non l’ho mai sopportata. Sono sempre stato, invece, un estimatore dell’inverno, dei racconti, delle bevande calde e della lettura non-stop incollato a un termosifone. Ho voluto omaggiare la stagione della mia infanzia, erigendo un tributo a Kate Bush e al tè Pukka, alle case in legno e a…

8) L’ABC serve o non serve?
Puntata megalitica incentrata sul tema sempre bollente dell’istruzione: ho immaginato un abbecedario pieno di consigli per chiunque volesse migliorare il sistema scolastico. Ovviamente consigli alla mia maniera, per cui ho voluto includere la cromoterapia, biblioteche portatili, educazione sessuale.

9) Per la parità perpetua
Il futuro della nostra specie dipende da una presa di coscienza: comprendere che siamo tutti uguali, maschi e femmine in primis, che non si può più tollerare alcuna discriminazione. Ho arruolato tre donne straordinarie, fatte resuscitare per l’occasione: Olympe de Gouges, Pippi Calzelunghe e Sophie Germain.

10) Emily Dickinson ti amo!
Puntata – capolinea della prima stagione, ho voluto omaggiare una poetessa senza tempo e senza pari, in un episodio composto come una sinfonia per violini, in cui ho tentato di incastrare lettere, poesie e musiche in una sola melodia.

Ma il Veliero non è solo un podcast, no di certo. Troverete di fianco le categorie del blog a cui potrete accedere:

Backstage: spazio dedicato a fuori onda e materiale preparatorio, che contiene i bloopers della quinta puntata, proprio quella con l’ospite speciale. Provare per morire dal ridere!

Experimenta: spazio di sperimentazione selvaggia, in cui si può trovare di tutto. Dalla posta del cuore alla traduzione aulica di Tammurriata nera.

Extra. Sezione di contenuti extra quali estratti da romanzi, poesie, anticipazioni delle puntate.

Jukebox: il nostro jukebox di bordo, che vi presenterà a distanza ravvicinata canzoni che il Capitano adora e che inserisce a bordo del suo Veliero!

L’Inghilterra è un gomitolo di sorprese: sezione ancora in costruzione, completamente dedicata all’Inghilterra, che verrà presto completata grazie allo speciale in arrivo tra pochi giorni.

Lettere: spazio dedicato alle lettere scritte dal Capitano

Poesie: sezione dedicata alle poesie o alle sillogi scritte dal Capitano

Recensioni: sezione dedicata alle recensioni del Capitano riguardo album musicali, concerti, mostre, film.

Pensieri: spazio dedicato a liberi pensieri, brevi scritti.

Racconti: sezione dedicata ai racconti scritti dal Capitano

Teaser: spazio riservato ai teaser creati per alcune puntate del Veliero

Speciale: sezione dedicata alle puntate speciali del Veliero!

Ecco, questo è davvero tutto. Mi auguro sarete sempre più numerosi a bordo del Veliero. Se il blog e il podcast vi piacciono, inoltre, potete iscrivervi gratuitamente e ricevere una notifica ogni qual volta un articolo sarà pubblicato.

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Un abbraccio,

Il Capitano

Il Capitano

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Juntos

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Davvero felice e commosso di farvi ascoltare questa mini antologia poetica dal titolo JUNTOS (“insieme“, in portoghese), scritta insieme al critico cinematografico Lucas Pistilli che contiene 6 poesie in inglese, 2 in italiano e 2 in portoghese, nel segno di una fratellanza inossidabile. Cliccate play e fatevi questo breve viaggio.

Intervista al giornalista Lucas Pistilli

Intervistare Lucas Pistilli è stata un’esperienza davvero piacevole: cullati dalle onde del lago di Garda, il critico cinematografico di recente stato a Cannes, le nostre chiacchiere hanno toccato i temi più disparati, partendo da cosa significhi essere un giornalista sino ad arrivare alle realtà musicali del Brasile che stanno stravolgendo il modo di percepire la musica nel mondo. Ne è uscita una chiacchierata che mi auguro saprete godervi fino in fondo. Di seguito l’intervista su soundcloud e i relativi sottotitoli. Buona lettura.

 

 

Grazie mille, Lucas, di essere qui. Grazie per aver accettato il mio invito. Quando mi accingevo a scrivere l’intervista, all’inizio, non sapevo proprio da dove partire, perché ci sono davvero tante cose che mi piacerebbe chiederti . Quindi ho deciso di cominciare con una domanda basilare ma al contempo molto difficile: cosa significa essere un giornalista, per te?

Beh, credo si tratti di trovare qualcosa con cui ci si possa relazionare, e di cui tu possa scrivere, specialmente quando si tratta di arte, film, di commentare. Credo abbia a che fare con la ricerca di qualcosa che tu possa tradurre a un pubblico diverso. Principalmente si tratta di un lavoro di traduzione. Ci sono avvenimenti nel mondo che necessitano di un’opera traduttiva, o che hanno bisogno di toccare un pubblico diverso rispetto a quello che solitamente hanno. Dalla mia esperienza posso dirti che si tratta soprattutto di questo. Certamente, se tu chiedessi ad altri giornalisti che hanno lavorato in altri campi, la risposta che ti sentiresti dare sarebbe molto diversa. Se l’avessi chiesto a un giornalista investigativo ti avrebbe risposto ‘rimanere nascosto e raccontare quanto visto in incognito’, un giornalista sportivo ti avrebbe invece detto ‘ portare nella narrazione dello sport il lato umano della competizione’, quindi ogni persona proveniente da un ramo diverso del giornalismo ti racconterebbe un lato diverso della storia. Ma per quanto riguarda quello che ho fatto io, correlato com’è al mondo dell’arte, credo sia affiliato alla traduzione e alla diffusione di contenuto altrimenti poco accessibili.

Quando hai cominciato a pensare a questa carriera e come hai avuto l’opportunità, ad esempio, di cominciare a recensire film?

Beh, debbo ammettere che sono appassionato di cinema sin da quando ero un bambino, quindi è un interesse piuttosto vecchio – a pensarci – , ed ero così interessato all’argomento che avevo intenzione di studiare cinema, ma nel posto in cui vivevo non c’erano università che offrissero questo servizio, quindi pensai di farmi coinvolgere nel mondo della critica cinematografica proprio attraverso il giornalismo. E questo l’ho deciso quand’ero adolescente, avevo 16 anni e ho scelto quel determinato indirizzo universitario. E ti dirò che ho frequentato anche un altro corso, quello di legge, che ha reso l’intero percorso universitario più lungo. Ma quando sono entrato nel mondo del giornalismo, all’età di 23 anni, l’ambiente sociale in cui vivevo già conosceva le mie passioni e le mie conoscenze pregresse in materia, quindi mi diedero l’opportunità di farlo e io sono molto grato per quest’occasione. L’ho fatto per molti anni, lo faccio ancora adesso.

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro e quali sono i lati negativi?

C’è da dire una cosa riguardo il mestiere del giornalista: per certi versi, siamo scrittori su richiesta. E quindi penso che in qualità di persona che sta cercando di creare qualcosa di creativo – fosse anche un testo con una struttura solida – sia molto apprezzabile la possibilità di raggiungere i lettori. Anche se il feedaback è negativo, sia chiaro, anche se il pubblico non lo gradisce in toto, puoi sempre assistere a ogni rovescio della medaglia. L’importante è che le persone provino una reazione. Credo sia questa la parte migliore del mio lavoro. Vedere che le persone che sono intente a vivere la loro vita si fermano per un attimo a leggere quello che tu hai scritto. Per quanto riguarda ciò che non mi piace direi che alle volte bisogna confrontarsi con personalità che vorremmo intervistare, con delle storie che vorremmo raccontare e delle persone, nel mezzo, che ci ostacolano e che pensano che noi non siamo meritevoli di tutto ciò, trattandoci come se fossimo nulla. E questo può seriamente compromettere la tua giornata. Ma ci sono giorni e giorni, è parte del gioco.

Sei stato di recente al Festival del Cinema di Cannes, come definiresti quest’esperienza?

Oh, ok, dovrò metterci un sacco di sforzo per esprimere tutto questo. Sai, è così scontato dire che è stato un sogno diventato realtà, lo dicono tutti. E’ stato davvero appagante, in un mondo che non mi aspettavo. Non riuscivo veramente a credere che il ragazzino che aveva sognato Cannes e si era detto ‘mio Dio, un giorno sarò lì’ poi era lì sul serio. Ed essere stato lì ed essere stato in grado di aver fatto tutto quello che ho fatto è stato qualcosa che non dimenticherò mai. Quelli sono stati giorni completamente devoti al cinema. Tutto quello che importava erano i film, i registi, il duro lavoro fatto. Era questo. Non c’era nient’altro. Questo mi ha cambiato. E spero di tornare lì e di partecipare ad altri festival.

Scrivere è sempre stato associato alla creatività, anche quando si tratta semplicemente di esprimere un’opinione. E’ qualcosa di magico, in qualche modo, ti viene richiesto di essere il padre delle tue parole. Tu come ti relazioni a tutto questo nel tuo campo?

In realtà è complicato. Come dicevo prima siamo scrittori su richiesta, dopotutto. Ma devi capire che le nostre richieste , a seconda del campo in cui lavori, delle richieste che ti vengono fatte, delle scadenze… sono richieste piuttosto toste. Del tipo che ‘ok, devo essere creativo’, quando sentiamo che qualcosa di unico sta per uscire dalla nostra testa, ma ci sono molte altre cose che bisogna prendere in considerazione. Prima di tutto, il testo che scrivi non parla di te, deve parlare del soggetto. Tu non sei il soggetto. Puoi essere creativo, ma hai una scadenza, che pende su di te. Lo scopo principale è di diffondere l’informazione, non di mettere in mostra la tua creatività. Se riesci a soddisfare quest’aspettativa con creatività, ottimo. Ma se non ci riesci, devi concentrati maggiormente sul messaggio. E’ veramente importante ascoltare la propria sensazione e permettere al messaggio di diffondersi attraverso di te, indipendentemente dalla tua creatività. Se farai così, non sarai così prezioso a riguardo della tua scrittura. E quando scriverai qualcosa di veramente buono, fuori dalla media, sarà meraviglioso. Perché alla fine hai un lavoro da fare. Quindi portalo a termine. Se lo fai in una maniera meravigliosa, tanto meglio. E quando questo capita, ti senti così bene che dimentichi di tutte le volte in cui hai scritto un articolo frettolosamente, a causa delle scadenze,inviandolo quando sapevi già che avresti potuto fare di meglio. Ma il nostro lavoro è così, non abbiamo mai tempo a sufficienza, e cerchiamo sempre di fare il nostro meglio nel tempo che ci è dato a disposizione. Si tratta di compensare. Alcuni articoli varranno tutta la pena provata per la sensazione degli altri dieci articoli che pensavi fossero semplicemente ok, ma non eccezionali, ma che avevi dovuto inviare per come erano.

So per certo che hai scritto innumerevoli recensioni, ma sei anche stato dall’altra parte, dirigendo un corto dal titolo “Resgate”. Come ti sei sentito e cosa ci racconti a proposito di questa pellicola?

Resgate” in portoghese significa “salvare”. Questo è stato un corto sperimentale realizzato come progetto universitario, nello specifico per la disciplina di narrazione audiovisiva. Non l’ho mai mostrato ad una platea di un festival, quindi non posso parlare più di tanto di quelle che sono state le reazioni di un potenziale ‘pubblico’. Ma l’ho presentato come progetto del corso e in realtà non ho ricevuto una risposta così calorosa, in special modo dal coordinatore del progetto che supervisionava il tutto. Comprese l’idea di fondo, ma non la sua realizzazione e questo è normale quando si parla di film sperimentali. Ciò che ho provato quando ho notato questa reazione è stato che quello che avevo vissuto era stato uno sforzo collettivo (gli attori, le telecamere), certamente potevo fare (e lo posso tutt’ora) di meglio, ma l’ho presa nel migliore dei modi possibili. Dopo quest’esperienza ho iniziato a scrivere un altro corto di 20-25 minuti e sono il tipo di persona che scrive un pezzo della trama, poi lo accantona e poi torna a finirlo di volta in volta. L’ho quasi terminato! E proverò ad usare tutti i feedback ricevuti con il progetto precedente, e non sarò prezioso come non lo sono stato in “Resgate”, perché questo può davvero ostacolarti, piuttosto che aiutarti, quindi è bene attingere a tutti i consigli avuti e migliorarsi.

Concentriamoci un attimo sulla tua carriera, per un attimo, sin dal 2014 hai scritto per il giornale “A critica”, in Brasile, e al momento scrivi per “D-movies”,, una piattaforma alternativa che collega il grande pubblico europeo ai produttori di film attraverso una selezione particolare di film recensiti. Si vede che stai investendo su una carriera europea e quindi la domanda viene piuttosto in automatico: quali sono le principali differenze, in termini culturali, che hai incontrato tra le due diverse realtà?

Per essere chiari, non scrivo più per il giornale “A Critica” dall’inizio del 2017, quando ho deciso di intraprendere il mio viaggio in Europa. Ora continuo a scrivere per un sito web brasiliano chiamato “Cineset” e sto scrivendo anche per “D-movies”, come hai già detto tu (quest’ultima scritta in inglese, è un sito britannico). Devo confessarti che devo ancora essere maggiormente coinvolto nell’etica europea del lavoro. Non ho ancora trascorso del tempo a sufficienza per poterti raccontare. Posso parlarti che non c’è troppa differenza, per adesso: ottieni un testo, devi elaborarlo e hai un tempo di scadenza per realizzarlo. Per quanto riguarda questo, le realtà si somigliano tantissimo. Credo che entrare in un ambiente europeo, sedersi a un tavolo di lavoro con una redazione, dal punto di vista fisico… beh, dovrei richiamarti e dirtelo appena lo provo!

Parlando di cinema, sappiamo tutti che il grande schermo è il regno per eccellenza dell’irreale, pensi sia questa la ragione profonda per cui il cinema è un’arte tanto amata, come un’evasione dalla realtà? O pensi ci sia dell’altro ancora inespresso? Perché ci piace tanto il cinema?

E’ una domanda molto difficile, credo sia molto personale. Posso essere d’accordo che il cinema sia un luogo d’evasione, ma è anche un luogo in cui sognare. Un luogo in cui non si applicano le dure leggi della realtà. La realtà si dilata e diventa molte altre cose, in una sala cinematografica. Può riportarti a una dimensione che hai smarrito da tempo, o in una dimensione futura, un’immagine può avere un impatto profondo su te, ferendoti o donandoti una tale gioia! Non penso che ci sia qualcuno che possa negare che ci sia della magia in esso e se c’è della magia, perché mai non adorarlo?

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intendo continuare a scrivere. Magari venendo assunto da vari giornali europei. Sto anche cercando di inserirmi nel contesto della comunicazione d’impresa, che è qualcosa che i giornalisti stanno cercando di provare per uscire dalla newsroom. Il nostro campo sta cambiando un sacco e credo che alcuni di noi vogliano seriamente sperimentare dell’altro. E siccome ho passato tre anni, seppure meravigliosi, in una redazione di notizie, vorrei proprio provare qualcosa di nuovo.

Tu vieni dal Brasile e quando si cita il Brasile la prima cosa che viene in mente è la vostra devozione alla musica e la grande capacità di produrre generi innovativi e album eccezionali. Quindi ti chiederei di farci una lista di quattro nomi, contemporanei, di artisti che stanno influenzando la percezione della musica dei giorni nostri.

E’ dura. Partirei con Luisa Maita, questa ragazza di San Paolo, che è grandiosa. Ha avuto una carriera piuttosto duratura, ma il suo album più recente (Fio da memoria,ndr) è stato davvero un esperimento ostico pieno di suoni difficili che mi è davvero piaciuto e che ha promosso un cambiamento in Brasile. Mi piace molto Pablo Vittar, un artista che sta cercando di produrre brani molto catchy ed è veramente connesso alla comunità LGBT e sta cercando di trasferirla coraggiosamente nella scena mainstream.  C’è un duo, che viene sempre da San Paolo, chiamato No porn, ha un sacco di influenze techno e produce delle canzoni molto belle, che cercano di cambiare lo stato delle cose.

So che hai trascorso molto tempo in Italia e quindi mi piacerebbe chiederti: qual è il segno più profondo che questo paese ha lasciato in te?

Gli italiani e i brasiliani sono diversi. Ma ci sono molte cose che abbiamo in comune. Mi sento molto a casa, qui. Non so se continuerò a stare qui, dipende dalle offerte di lavoro che mi saranno fatte. Questo posto mi restituisce qualcosa che proviene dalla mia famiglia, che ha origini italiane e mi ricorda di alcune esperienze che ho avuto da bambino. Tutto ha senso, qui, mi sento abbracciato da questo ambiente.

Grazie per averci donato il tuo tempo, Lucas. E’ stato davvero un piacere per noi. Puoi farci un’ultima cortesia? Potresti salutarci in portoghese?

(questo lo dovete proprio ascoltare! 😀 )

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Slip away

è quello che lasci
cadere dai tuoi occhi affamati
a donarmi il feretro del giorno
a ricompensarmi di ogni scontento
è quella fetta di vita
che divoriamo assieme
essiccati dall’insofferenza
di dover procrastinare convivenze
io ti amo
potrei dirtelo sottovoce
eppure urlo
sguaiato aggrappo il tronco
alla tensione del tuo addio

 

 

Penetralia formato podcast!

Il mio periodo “Penetralia” non poteva che terminare così, con una versione mini podcast che raggruppa i miei 11 componimenti preferiti intervallati da brani musicali e oscure evocazioni. Erano 77, le poesie, scegliere non è stato facile, ma è stato fisiologico creare questo viaggio sonoro (grazie alla piattaforma Soundcloud e agli artisti di Jamendo). Ho scritto una poesia al giorno per 77 giorni per leggermi dentro, perché era arrivato il momento di esplorare l’interiorità più a fondo, per coglierne il meglio (da conservare) e il peggio (su cui lavorare). E’ stato, lo confesso, un profondo esercizio contro la pigrizia, che in me si manifesta rendendomi un pedone nell’area nuvolosa del pianeta, sempre a gironzolare pensieroso ma in poche circostanze concreto e operosamente al lavoro su quanto fantasticato in precedenza. Ho abbracciato esoterismo, medicina alternativa, testi sacri, nuove lingue, nuove conoscenze, nuove abitudini, sono stato al Festival indigeno di Chiuduno (Qui il reportage, se vi va) e in tutto ciò sono davvero contento di averlo fatto per il piacere di farlo. Mi auguro abbiate la stessa curiosità nei confronti di “Penetralia” di quanta ne abbia avuto io per darle vita. Un abbraccio.

#Penetralia #dy75

allerta
il tuo animo intensivo
di donarmi ogni giorno
la mia porzione di immortalità
un benestare di De Beers e Gran Mogol
perché se così non fosse
se il tuo rancore bruciasse la mia pelle
l’edera che ho dentro avvamperebbe
proteggendomi dai lampi
del disadorno dell’incuria

allerta
il bilico del mondo
potrei inciampare e farmi male
per raggiungere le labbra
che chiudi alla mia lingua
volesse il cielo ti si aprisse
una porticina piccola per le mie lacrime

mi percuoterà
la vita centrifuga
mi divertirà
la mia ricerca ossidrica
questa mia sete impavida
pazza di “sì”

 

#Penetralia #day73

lottano Ra e Apofis
nell’arazzo alle mie spalle
in un passato mitico che è sabbia
nel vaticinio delle mie disfatte
nei miei batik variopinti
come un Inca so benissimo
che il sole potrebbe scappare
lasciare il mondo nell’oscurità
quindi preciso
che al serpente preferisco il fuoco
il dio del bruciore e della vita
la mano che striscia
per farsi strada lungo un suono
ab aeterno inespresso

 

 

#Penetralia #day71

la notte disinibisce
le pulsioni vibrano come mandorle
a solleticare il palato
un gomito che traccia alle tue dita
le carezze di un compasso
che s’apre alla vita con punta ineffabile
la tenerazza è il giubbotto antiproiettili
per arrivare a terra senza rete
senza colpi inferti da ferocia
senza rimanere sempre in cerca
di un’espiazione inflitta in breve

la notte preannuncia gli abissi
quel tuo tremare di fronte alle ombre
quel tuo conoscere ciò che la vita nasconde
quel tuo essere
la mia eclissi